Dai Pantani a Castelluccio: curiosità e suggestioni della contrada San Marco

smLa contrada deve il suo nome a una piccola chiesa dedicata a San Marco. Al suo posto oggi vi è una cappellina. Curiosa la genesi di quest’ultima. Pare che il luogo sacro risalga agli anni Venti del secolo scorso quando una donna del posto, la signora Maria Teresa Caccia, ribattezzata affettuosamente da tutti “zia Teresa”, guarì da una brutta malattia dopo che San Rocco, apparsole in sogno, la rassicurò circa le sue condizioni di salute. Completamente ristabilitasi, la donna fece costruire una piccola cappella in onore del Santo Pellegrino contribuendo a diffonderne il culto. Popoloso centro rurale, San Marco si estende fino ai confini con Piedimonte (zona Ruscito), è confinante con la località Termini, lambisce una porzione di via Selvotta e ospita la “Weber”, efficiente industria cittadina ben visibile anche dall’Autostrada del Sole. La zona attraversa Ponte Fasano, Ponte di Ripa e via Valcatore. Quest’ultima fu teatro di una morte misteriosa nel lontano 1929. La zona compresa tra Valcatore e Ponte Fasano – come riporta il compianto Vincenzo Mattia – fu un tempo interessata anche dal fenomeno del brigantaggio. Valcatore è la più piccola contrada di Aquino. Operosa e redditizia, regalava raccolti sempre buoni; deve probabilmente il suo etimo al fatto che essa consentiva di “valicare”, passare cioè dalla bassura del lago alla pianura delle Valli. In origine la contrada era abitata dalla famiglia Di Nallo, il cui capostipite, un certo Salvatore, vi si stabilì da Piedimonte nella prima metà del Settecento sotto Carlo III di Borbone. Prima di insediarsi nella contrada il Di Nallo abbattè il bosco di proprietà delle Monache Lauretane. Successivamente si insediarono nella contrada le famiglie dei Gesualdi e Morelli.
A San Marco si tenne anche la Missione religiosa del 1957, la quale ebbe grande successo e si concluse con un voto: costruire nella contrada, a ricordo, una chiesina per le esigenze religiose della popolazione. Come ci dice Don Battista Colafrancesco, in quella circostanza fu anche benedetta la “Prima Pietra” della costruenda cappella e fu acquistata una campana da destinare alla nuova chiesa. Due anni dopo (1959) la chiesina fu, per pubblica sottoscrizione, costruita in contrada San Marco su un terreno donato dal signor Ugo Di Monaco di Piedimonte San Germano. San Marco annovera anche la contrada Castelluccio. Avvolta da un alone di mistero la sua origine. Sul posto non vi sono tracce di castelli. Il nome allude verosimilmente a un piccolo villaggio o a un mucchio di pietre. La contrada, un tempo, era ricca di travertino. Nella zona anticamente sorgeva un noto mulino diretto da Luigi Ferdinandi. Nelle grotte di Castelluccio trovarono rifugio molte famiglie aquinati durante la seconda guerra mondiale.
Proseguendo qualche chilometro più giù verso Filetti Inferiore (che convenzionalmente abbiamo accorpato a San Marco), in direzione di Aquino, ci imbattiamo nelle cosiddette “Ravicelle”, il cui etimo deriverebbe da una base preindeuropea (rava, pietra). La contrada confina con via Scacchi (dal latino scaccum, bottino), nei pressi dell’incrocio oggi noto come “le quattro strade”. In quella zona, sotto le Pentime di Ravicelle, scorreva la celebre “Acqua Sulfa” (sulfurea, così denominata per il caratteristico e leggero odore di zolfo che emanava), antica sorgente immersa nei Pantani di Aquino circondata da fiorente vegetazione. Il posto un tempo era mèta di tante comitive di giovani che, complice la bella stagione, consumavano gustose merende. La sorgente si è poi inaridita a seguito di una bonifica condannata dagli aquinati.
Libero Marino