Ha fatto della pizza un’opera d’arte. La sua attività è un laboratorio fatto di esperienze sempre più nuove e accattivanti. Francesco Martucci è garanzia di qualità: un’eccellenza ormai consolidata nel variegato universo gastronomico italiano, e non solo. Casertano, classe 1979, ha raggiunto una popolarità impensabile qualche anno fa, quando, ancora ragazzino, lavorava nel locale di suo zio. Epifania di un mestiere che con gli anni ha plasmato e modellato, fino a scalare le vette più alte. Oggi è uno dei pizzaioli più noti e apprezzati nel panorama internazionale. Ha fatto incetta di prestigiosi riconoscimenti, dividendo (talvolta) il primato della pizza con illustri colleghi del settore.
Il successo, tuttavia, non gli ha dato alla testa, anzi: Francesco è rimasto quel ragazzo umile di via Acquaviva, prologo alla straordinaria avventura di “Martucciland”, come è stata ribattezzata la sua attività, che è qualcosa di più di una semplice pizzeria. Basta varcare la soglia del locale di via Douhet, a pochi passi dalla sontuosa Reggia di Caserta, per rendersi conto di chi è veramente Martucci. Che è lì, come sempre, insieme ai suoi ragazzi, ad ammaccare i panetti, che sia pranzo o cena non fa differenza alcuna. E’ il direttore di orchestra di una squadra vincente, capace di emozionare la numerosa clientela che da anni, ormai, ne certifica l’indiscutibile successo.
Come nasce la passione per la pizza?
“Un mestiere precoce, il mio. A dieci anni lavoravo già nel locale di mio zio Franco, uno dei miei primi maestri, il “Solito Posto” di Caserta. Mi occupavo delle pulizie, a casa servivano soldi e il dovere chiamava”.
E poi?
“Piano piano mi sono avvicinato al banco, cercavo di carpire tutti i segreti, dall’impasto alla fermentazione. Così, qualche anno dopo – nel 2001- è nata la pizzeria “I Masanielli”: da lì ho iniziato a credere che quella sarebbe stata la mia strada. Nel 2012 abbiamo aperto a via Lincoln, prima della svolta del 2017″.
Che cosa accadde?
“Quella dimensione iniziava a starmi stretta, reclamavo uno spazio più ampio per la ricerca e la sperimentazione. Nacque così un locale nuovo di circa 500 mq, la metà dei quali occupati dalla cucina. La mia attività si è rifatta il look all’inizio dell’anno. Il mio coraggio, alla fine, è stato premiato”.
Caserta che detronizza Napoli nel regno della pizza: se lo sarebbe mai aspettato?
“Diciamo che il nostro è un territorio particolarmente ricco. Era solo questione di tempo, le potenzialità della nostra città alla fine sono uscite fuori, sono fiero di portare Caserta in giro per il mondo”.
Che cosa la rende più orgoglioso?
“Il fatto che il prodotto che offri è riconoscibile. Questo non significa che la mia pizza è perfetta, ma sapere che è un qualcosa di tuo, di identitario e unico mi rende molto felice”.
Che cosa è, per lei, la pizza?
“E’ uno dei simboli della nostra ricca tradizione gastronomica. E’ un piatto iconico che ha, come dico sempre, una sua semplicissima complessità: pizza è sinonimo di aggregazione, convivialità, spensieratezza e gioia. Cose non banali nel frenetico mondo di oggi”.
E il cliente?
“E’ la ragione per cui faccio questo mestiere. Alla fine della mia intensa giornata di lavoro, nel tragitto che mi riporta a casa, l’ultimo pensiero è rivolto alla gente che mi ha fatto visita. Sono i miei clienti i segreti del successo, sono loro a spingermi a migliorare sempre di più. Per averne tanti devi saperci comunicare, ritengo che la pizza, da questo punto di vista, sia qualcosa di simile a un linguaggio. Io e miei colleghi abbiamo una grande responsabilità: non deludere le aspettative di chi crede in te, nel tuo lavoro”.
I segreti per una buona pizza?
“L’impasto è fondamentale, poi gli ingredienti, lo studio delle materie prime che giungono direttamente dai contadini e dagli artigiani, che sono il solaio della nostra attività. Senza il loro prezioso lavoro la pizza non esisterebbe”.
La sua pizza preferita?
“Difficile rispondere. Dico la “Camouflage”: fiordilatte, patè di olive caiazzane, ‘nduia di spilinga e pesto di aglio orsino”.
Il momento più emozionante della sua carriera?
“Quando, alcuni anni fa, organizzammo una raccolta fondi per Armandino, un ragazzo di Salerno che aveva seri problemi di salute. Ora sta bene, è stata la mia vittoria più grande”.
Si sta per chiudere un altro anno: come s’immagina il 2026?
“Ricco di tante novità. Vogliamo scoprire nuove cose, produrci in nuove sperimentazioni, rimanendo sempre ancorati alle tradizioni. E’ la nostra filosofia”.
Dopo la pizza, un’altra sua grande passione è la pesca…
“Sì, mi rilassa molto. Vado spesso a Gaeta, uno dei miei posti del cuore, lì sto da solo con la mia anima, rifletto con me stesso, il mare mi ricarica alla grande”.
E il calcio?
“Sono da sempre tifoso della Casertana. La squadra della mia città, le mie radici, il mio tutto”.
Se non avesse incontrato la pizza?
“Chissà, forse sarei diventato un designer”…
Libero Marino
