Attenti a quei due. Non facciamo riferimento alla serie televisiva britannica con Tony Curtis e Roger Moore, ma a due paladini della cultura, a due pensatori particolarmente bravi ad argomentare e a catturare l’attenzione della platea. Presso la Ubik di Frosinone a presentare l’ultima fatica letteraria di Amedeo Di Sora, “Alterità”, e a sollecitare l’autore sui più disparati oggetti di discussione c’era infatti il critico letterario Tommaso Di Brango. Il dialogo che ne è scaturito ha toccato le dinamiche del teatro, del cinema, della letteratura e di ogni forma espressiva che l’uomo conosca e attraverso la quale porti il proprio messaggio.
E così abbiamo appreso come per tanti autorevoli pensatori il teatro sia stato verità e la vita finzione, in un apparente ribaltamento dei ruoli. Un ossimoro? Già, forse, ma “l’ossimoro non è certo o almeno non è solo vezzo retorico ma affonda le proprie radici nella coincidenza degli opposti”, come il maestro Di Sora afferma in questo pomeriggio che sa di interrogativi irrisolti e perciò meravigliosi, perché in fondo risolvere è una roba da scienze esatte. Noi siamo qui a dissertare di teatro come atto di verità e a parlare di Ciampi, Gassman, Artaud, di Camus e di Carmelo Bene.
Eh già, perché “Alterità” è un volume che tocca temi sempiterni e le interpretazioni che ad essi hanno dato alcune menti eccelse, nella vita quotidiana e in quella artistica, sovente intersecatesi fino a non poter più essere distinte. Quando a Gassman fu fatto notare che sembrava recitasse nel rispondere alle domande di un’intervista, il mattatore confessò che ormai per lui non ci fosse più distinzione. Di Sora ci parla di un teatro portato in contrade e periferie, degli elementi dionisiaci presenti anche in Gassman e di quel clamoroso suo Amleto del quale arrivò a tessere le lodi anche Silvio D’Amico.
Di Brango gli fa notare come in ogni nobile e illustre pensatore Di Sora abbia rivelato un po’ se stesso, perché è normale scegliere di parlare di chi in qualche modo ti è affine. Sovente i preferiti di Amedeo arrivano a negare il valore della vita, in un’analisi critica estremizzata dei mali quotidiani, ma Tommaso ci tranquillizza, che quell’arrivare alle estreme conseguenze non è, né mai sarà, aspirazione del “nostro”.
“L’arte non ha un’anima”, diceva Gassman, l’arte ha invece molte anime, replica Di Sora, perché l’attore è un atleta del cuore.
Se si parla di arte come rivoluzione e come espressione di libertà individuale non si può non citare Rimbaud. E allora eccolo, il nocchiero de “le bateau ivre” che arrivava a scrivere che l’io è un altro, che parlava della necessità dell’abbandonarsi all’oblio. Il passato è dimenticato, ciò che conta è l’atto, è la presenza del soggetto e non dell’io. Camus è un altro ispiratore del pensiero di Di Sora, che gli ha dedicato un saggio. Vivere il tempo come uno straniero partecipante è ciò che li accomuna. Dire la verità è la massima forma di libertà e perciò è anche rivoluzione, come diceva anche Gramsci. Camus, fa notare Amedeo Di Sora, contrastava le visioni totalitarie a destra e a sinistra, perché la verità come la libertà non può subire forme di compressione.
L’interdisciplinarità della cultura è magnificamente rappresentata da questi due virtuosi del sapere e da Di Brango ascoltiamo come anche la lezione debba essere atto e non già rappresentazione. Di Brango, cattolico manzoniano, Di Sora, laico alchemico, entrambi paladini di una verità necessaria e liberatrice perché la menzogna è faticosa. L’assurdo che descrive non va giudicato, ma attraversato. “Il teatro dell’assurdo mi ha interessato, ma non l’ho preso come cifra essenziale della mia espressione artistica” precisa Amedeo. Meglio una versione brechtiana, un teatro senza orpelli. Ci sono anche Majakovskij e Giovanni Arpino in questo labirintico percorso alla ricerca di una ricchezza espressiva che è viaggio esoterico, sogno.
Da Lamberto Bracaglia, fondatore del gruppo “Gli Alchimisti”, l’autore è partito per un viaggio attraverso la materia esoterica e magica, interessandosi ai tarocchi proprio nella loro valenza esoterica. Di Brango è un po’ sorpreso e gli chiede brutalmente: “Credi alla magia?”. “Ci credo, nella misura in cui svela una dimensione diversa da quella quotidiana perché anche il teatro ha momenti magici e magiche atmosfere. Il teatro non è solo comunicazione ma contatto, è perciò è trasmutazione e trasformazione”.
Ma il futuro del teatro quale può essere? “Credo sia condannato a una forte minorità” confida amaro alla platea. Quelle figure dell’800 e del 900 si muovevano in una realtà più recettiva. Però anche oggi, nel mondo della globalizzazione e dell’intelligenza artificiale, del copia incolla giornalistico e della notizia gridata, nel mondo di una cultura fast food figlia di Wikipedia e di ricerche in rete, ci regala gioia sapere che qualcuno scriva “Alterità” e che ponga nella copertina tre colori alchemici: il nero come nigredo, il bianco come rinascita e il rosso come trasmutazione. Perché il sapere è una fenice, più forte delle scorciatoie e di suggestioni che in fondo appiattiscono. Curare ed esaltare le diversità è cullare il dialogo. Alterità: prefazione di Tommaso Di Brango, opera di Amedeo Di Sora. Lo trovate a Ubik: immergetevi nella lettura perché a volte anche lo spirito ha fame.
Roberto Mercaldo
