“L’italiano è il ragionare”. E’ il titolo del suo debutto ufficiale nel variegato mondo dell’editoria. Un lavoro (uscito lo scorso 24 aprile, Sanoma editore) ispiratole da Leonardo Sciascia, uno dei suoi mentori che l’hanno accompagnata in oltre sei lustri d’insegnamento. Lo scrittore siciliano, Primo Levi e Alessandro Manzoni sono da sempre le stelle polari del suo luminoso percorso. Fatto di studi, approfondimenti e continue ricerche, mossa, com’è, da una smisurata passione per la letteratura. Ma anche la musica raffinata fa parte del suo vasto bagaglio culturale.
Lei è Roberta De Luca, docente di italiano, latino e storia presso il liceo scientifico “Enrico Fermi” di Gaeta. Un ritorno alle origini per la professoressa di Itri, che proprio su quei banchi si è forgiata prima della laurea in Lettere – alla Sapienza di Roma – con una tesi in Storia moderna. Eloquio affascinante e chiaro, la De Luca si racconta in questa nostra bella chiacchierata sospesa tra passato e presente.
Come nasce la passione per la letteratura?
“Quando ero studentessa, al liceo scientifico “Enrico Fermi”di Gaeta, ebbi il grande privilegio di imbattermi in Ida Maina, professoressa di lettere, un’insegnante straordinaria il cui ricordo mi ha sempre accompagnata. E’ stata decisiva per la mia formazione umanistica, i suoi insegnamenti mi hanno molto giovata all’università. Ho ricordi piacevoli di quell’esperienza liceale, fu un percorso di studi bello e interessante. Mi dicevano che avevo sbagliato istituto per via della mia predilezione per le materie letterarie, ma non mi sono mai pentita di quella scelta. La formazione scientifica mi ha permesso di sviluppare uno spirito critico più attivo dandomi una visione più completa della realtà”.
Un liceo nel destino: oggi insegna lì…
“Sì, dal 2024. In questi anni la professione mi ha portato a girare tanto nella mia provincia. Sono partita da Cisterna di Latina, poi Fondi, prima della lunga esperienza al liceo “Leonardo da Vinci” di Terracina. Poi, nel 2020, il trasferimento nella più vicina Formia per finire a Gaeta”.
Che cosa significa insegnare oggi?
“E’ un ruolo, il nostro, tanto affascinante quanto complesso. La società è molto cambiata e la scuola non ha fatto eccezione. I ragazzi oggi sono più fragili, abbiamo consegnato loro un mondo più complesso. E’ cambiato anche il modo di comunicare, e la presenza dei genitori è diventata più invasiva rispetto al passato. Penso al registro elettronico, che io abolirei: uno strumento che rischia di diventare un grosso limite per la didattica. Io cerco di instaurare un rapporto di empatia con i miei alunni, cercando di coinvolgerli e interessarli alle varie attività. Bisogna trattarli sempre da esseri umani senza mai salire sul piedistallo. Il muro contro muro, del resto, non serve, occorre il necessario rigore, che non significa rigidità. Poi insisto molto sulla didattica laboratoriale, che mi consente di conoscerli sotto altri aspetti. La scuola è carente su molti fronti, ma, nonostante tutto, io ci credo ancora”.
Parliamo dei sui mentori: Leonardo Sciascia e Primo Levi.
“Due autori imprescindibili e fondamentali. Entrambi hanno dato alla letteratura un contributo solidissimo. Scrittori inimitabili, chiari, cristallini e mai banali, ci hanno insegnato con le loro straordinarie opere che la letteratura è la migliore chiave di lettura della realtà e strumento meraviglioso per conoscere veramente noi stessi. Hanno sempre avversato l’omologazione e il pensiero unico, sono stati senza dubbio due giganti del Novecento. Opere come “A ciascuno il suo”, “Il giorno della civetta”, “Se questo è un uomo” e “Il sistema periodico” sono autentici capisaldi della nostra letteratura”.
Proprio Sciascia ha ispirato il suo debutto editoriale come autrice…
“Sì. Ho mutuato il titolo, “L’italiano è il ragionare” dal suo ultimo romanzo, “Una storia semplice”, un riassunto significativo del suo mirabile percorso intellettuale. E’ un’opera breve che contiene – però – tutti i temi cari all’autore, una sorta di suo testamento intellettuale. Un lavoro che faccio sempre leggere ai miei ragazzi. La famosa frase “l’italiano è il ragionare” è pronunciata da un anziano professore in pensione che dialoga con un suo ex alunno diventato magistrato. Questi vuole togliersi un sassolino dalle scarpe con il suo vecchio insegnante ricordandogli i suoi voti bassi in lingua italiana che non gli hanno impedito, tuttavia, di raggiungere traguardi importanti. L’anziano professore gli risponde con un’ironia tipica di Sciascia. “L’italiano è il ragionare”, sembra dire, non significa tanto imparare qualche regoletta di grammatica, quanto invece apprendere un certo modo di ragionare, la logica che sta a monte della nostra lingua. “Se lei, chiosa sardonico il professore rivolgendosi al suo ex alunno, avesse avuto voti più bassi in italiano, probabilmente adesso sarebbe ancora più in alto. Come a dire che, in Italia, la ragione e la logica non hanno spazio, è questo il senso di quella frase”.
In che cosa consiste il suo libro?
“E’ un’antologia di quindici autori e autrici che hanno scandito la seconda parte di quel Novecento letterario, che a scuola è colpevolmente assente. Ci sono Primo e Carlo Levi, Bassani, Buzzati, Calvino, Fenoglio, Ortese, Ginsburg, Fallaci, Pasolini e Manzoni. Ho inserito autori civili che, muovendo dal dato letterario, contengono una massiccia dose di orientamento ed educazione civica. Ho cercato di recuperare, in sostanza, quella letteratura molto più aderente alla realtà, che parla un linguaggio più semplice e vicino ai ragazzi. Quella letteratura, come il tredicesimo capitolo dei Promessi sposi di Manzoni, capace di sviscerare temi di grande attualità come il capro espiatorio e le “fake news”.
La prima presentazione, lo scorso 1 giugno, nella sua Itri…
“Sì. Buona la prima. Il prossimo 10 luglio bisserò in Sicilia, a Racalmuto, il paese natale di Sciascia invitata dalle associazioni Casa Sciascia e Circolo Unione. Una cosa che mi rende particolarmente orgogliosa. In autunno poi sono previste prestigiose presentazioni in altre zone d’Italia”.
La musica è la sua altra grande passione…
“Sì, mi sono diplomata al Conservatorio di Latina. Non ero bravissima tecnicamente, ma avevo una certa sensibilità. La musica è tutto per me, mi aiuta a scacciare la malinconia nei momenti difficili. A differenza della letteratura, che pure adoro, la musica annulla le facoltà razionali, è un ottimo antidoto allo stress. Ho avuto l’enorme fortuna, tanti anni fa, di incontrare un maestro straordinario come Alberto Pomeranz, che ha anche collaborato con Ennio Morricone, la colonna sonora della mia vita insieme a Pino Daniele. Poi ascolto sempre con piacere le note dei classici come Bach, Ravel e Debussy, senza disdegnare la musica dei Pink Floyd e dei Genesis”.
Altre iniziative in cantiere?
“Sto lavorando a un altro progetto insieme a un mio collega scrittore. In cantiere, inoltre, c’è una pubblicazione su Primo Levi, che dovrebbe uscire il prossimo anno, e sto anche lavorando a una ricerca su Pirandello e Sciascia. Scrivere mi piace molto, pubblico anche con “Todomodo”, la prestigiosa rivista internazionale, edita da Olschki, dedicata all’opera e alla figura di Leonardo Sciascia”.
Se non avesse fatto l’insegnante?
“Non so. Il mio sogno (ride, ndr) sarebbe stato fare la direttrice d’orchestra”.
Libero Marino
