Si sono conosciuti all’alba degli anni 2000 nella sua Perugia. Galeotta la presentazione del suo primo libro, “Razza Juve”, che passava in rassegna i campioni bianconeri del passato. Federica Cappelletti, giornalista e scrittrice (ha collaborato con “La Nazione” e “Il Giorno”) ha conosciuto così il Pablito nazionale, con il quale ha vissuto un’intensa storia d’amore interrottasi nel dicembre 2020, quando un male beffardo spense la vita dell’eroe del Mundial 1982, quello della storica tripletta al Brasile e delle altre tre reti che consegnarono agli Azzurri di Enzo Bearzot il terzo titolo mondiale.
Una storia sentimentale così forte e profonda che Federica ha raccontato, dopo la morte del suo Paolo, in “Per sempre noi due”, pubblicato da Rizzoli nel 2021 e impreziosito dalla prefazione di Walter Veltroni: un omaggio doveroso e commovente al suo uomo, al papà delle loro due figlie, al marito sempre attento e premuroso.
La raggiungo telefonicamente, non vorrei approfittare del suo garbo e della sua disponibilità. Ma è l’anniversario del celeberrimo Italia – Brasile, la mitica sfida del Sarrià di Barcellona, e le parole scorrono via quasi automaticamente. Così parliamo e ci commuoviamo nel ricordo del suo Paolo.
5 luglio, una data storica per la nostra Nazionale: la tripletta di Paolo Rossi annichiliva il grande Brasile spalancandoci le porte di Spagna 1982. I suoi ricordi?
“Ero bambina, avevo dieci anni. Nella mia famiglia, da sempre grande appassionata di calcio, si respirava un’atmosfera contagiosa. Fu una giornata indimenticabile, non sembrava vero che la nostra Italia potesse battere quel Brasile. Il mio amore per Paolo nacque inconsciamente quel giorno, lo vedevo già come un eroe, lo avevo conosciuto qualche anno prima a Perugia”…
Cioè?
“Sì, era il 1979, e Paolo indossava i colori della nostra città. Grazie ai miei fratelli e al mio papà ebbi modo di avvicinarlo, provai una grande emozione quando mi accarezzò la testa”.
Una città nel destino, Perugia: molti anni dopo l’avrebbe incontrato di nuovo…
“Sì. Era il 2003 e io presentavo in centro il mio primo lavoro editoriale scritto insieme ad altri colleghi. All’epoca mi occupavo assiduamente di calcio. Volevo fortemente che Paolo fosse alla mia prima presentazione. Portarlo a Perugia, come ho raccontato nel mio ultimo libro, non fu facile. E invece lui arrivò a bordo della sua elegante Jaguar. Un incontro meraviglioso, destinato a cambiarmi la vita”.
Una storia durata circa 20 anni: un ricordo di Paolo?
“Ce ne sono tantissimi. E’ stato un padre esemplare e affettuoso, divertente e intelligente, sempre attento alle nostre bimbe. Era di una semplicità e umiltà imbarazzanti, nonostante avesse toccato il tetto del mondo. Ricordo i suoi sorrisi, i bigliettini che ci lasciava a casa, aveva la capacità di trasformare le cose negative in positive. E, poi, aveva un rispetto straordinario per gli altri. Sono stata fortunata a condividere un segmento di vita con lui”.
Lei oggi è presidente della Divisione Serie A Femminile…
“Sono molto orgogliosa di rappresentare il calcio femminile. Il nostro è un movimento in forte crescita, affascinante, che merita palcoscenici sempre più importanti. Se sono arrivata qui il merito è anche del mio Paolo. Già nel 2019 lui, che ha sempre avuto una visione moderna della vita, aveva capito l’importanza del calcio femminile che era esploso dopo i Mondiali di Francia. Ne parlavamo spesso, scrivemmo anche un articolo insieme. E’ stato lungimirante, come sempre ha avuto ragione lui”.
I maschietti, però, ancora una volta senza un Mondiale: quanto manca un Paolo Rossi alla nostra Nazionale?
“Tanto, purtroppo. Bisognerebbe ripartire dagli oratori. I tempi sono cambiati, è vero, ma il nostro calcio deve farsi un serio esame di coscienza. Manca quella cattiveria agonistica che permise a mio marito e ai suoi compagni di squadra di laurearsi campioni. Il talento c’è, occorre rimettere al centro certi valori e stimolare di più i nostri giovani”.
Dopo la scomparsa del suo Paolo, chi le è stata più vicino?
“Non sono mai stata sola. Tantissimi mi hanno manifestato affetto e vicinanza, la morte di mio marito è stata un colpo durissimo, e non solo per me. I ragazzi del ’82, da Tardelli a Cabrini, sono sempre stati accanto a me. Poi devo ringraziare il suo storico amico, Dario Tosetti, che Paolo conobbe ai tempi delle giovanili della Juve”.
Il suo Paolo oggi continua a vivere attraverso una Fondazione a lui intitolata…
“Stiamo lavorando, ormai da cinque anni, per sostenere i pazienti oncologici nella fase delle terapie. Abbiamo, a tal fine, creato le “case Pablito” e la “Paolo Rossi Foundation”. Sono molto orgogliosa”.
Libero Marino
