{"id":16188,"date":"2026-06-01T20:32:00","date_gmt":"2026-06-01T18:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/?p=16188"},"modified":"2026-06-07T20:47:30","modified_gmt":"2026-06-07T18:47:30","slug":"il-senso-di-umberto-galimberti-per-i-promessi-sposi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/il-senso-di-umberto-galimberti-per-i-promessi-sposi-2\/","title":{"rendered":"Il senso di Umberto Galimberti per i Promessi sposi"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Da un po\u2019 di anni, in Rete, circola un video in cui Umberto Galimberti dice che bisognerebbe smettere di leggere <i>I promessi sposi <\/i>a scuola. Tesi, per la verit\u00e0, non originalissima e nemmeno troppo coraggiosa, ma in fin dei conti utile a strappare l\u2019applauso facile: <i>tutti <\/i>\u2013 o quasi \u2013, infatti, odiano Renzo e, soprattutto, Lucia. Anche i professori. Ma perch\u00e9, secondo Galimberti, si dovrebbe? Non per la qualit\u00e0 letteraria, che a dire del celebre saggista \u00e8 eccellente. Piuttosto, bisognerebbe togliere di mezzo il capolavoro manzoniano perch\u00e9 manda un messaggio pericoloso. \u00abNon puoi dare a un ragazzo\u00bb, dice Galimberti, \u00abil messaggio che quello che conta nella storia lo fa la Provvidenza e tu non conti un tubo\u00bb. Punto e a capo, per dirla come spesso ama fare lui.<\/p>\n<p class=\"p1\">Andando a capo, per\u00f2, il discorso si riapre, perch\u00e9 i libri pericolosi sono sempre stati oggetto di censura, in effetti. E per carit\u00e0: Galimberti non sta invocando la reintroduzione dell\u2019Indice dei Libri Proibiti, n\u00e9 sta dicendo che <i>I promessi sposi <\/i>dovrebbe finirci dentro. Per\u00f2, ecco, sta sostenendo che una lettura che lui stesso dichiara eccellente andrebbe limitata o ridotta \u2013 il che, nella pratica didattica odierna, vorrebbe dire quasi sicuramente <i>cancellata <\/i>\u2013 per via del messaggio problematico, disturbante, non rassicurante che offre. Ma cosa c\u2019\u00e8 di poco rassicurante, nei <i>Promessi sposi<\/i>? E soprattutto: <i>chi <\/i>non si sente rassicurato da quel romanzo? Per rispondere a questa domanda senza sparare sentenze prive di riscontro nei testi, sar\u00e0 il caso di ripercorrere qualche passo del libro.<\/p>\n<p class=\"p1\">****<\/p>\n<p class=\"p1\">Prendiamo il caso di Gertrude, la monaca di Monza. Da quand\u2019\u00e8 piccola, il Principe Padre l\u2019ha abituata a giocare con bambole a forma di monaca e tutti, in famiglia, le hanno detto che, da grande, diventer\u00e0 proprio una \u00abbella badessa\u00bb. Un comportamento che, senza troppe difficolt\u00e0, uno psicologo di grido come Galimberti potrebbe definire \u00abmanipolatorio\u00bb, ovvero volto a trattare l\u2019altro \u2013 nel caso di specie: la povera Gertrude \u2013 come un oggetto privo di volont\u00e0 propria e non come un soggetto libero. E, ancora, un critico del costume acuto come lui<i> <\/i>non avr\u00e0 problemi a riconoscere che questi comportamenti avvengono <i>in famiglia<\/i>, ovvero nel luogo in cui, secondo le ataviche ipocrisie borghesi e piccolo-borghesi di cui spesso Manzoni \u00e8 stato (quanto giustamente?) accusato, si dovrebbe respirare l\u2019atmosfera di pace e amore degli spot del Mulino Bianco.<\/p>\n<p class=\"p1\">Cos\u00ec, questa povera bambina si convince che essere badessa sia il massimo a cui si pu\u00f2 aspirare nella vita. Il Principe Padre \u00e8 ben felice, perch\u00e9 cos\u00ec potr\u00e0 onorare la legge del maggiorascato e dare alla sua famiglia il prestigio sociale che deriva dall\u2019avere, nel parentado stretto, una figura importante nel mondo ecclesiastico. Ma qui la macchinazione (una <i>Machenschaft <\/i>heideggeriana?) rischia di incepparsi. Perch\u00e9 un giorno, parlando con alcune compagne di collegio, Gertrude si vanta del fatto che un giorno sar\u00e0 badessa. \u00c8 una brava figlia dell\u2019aristocrazia lombarda: questo genere di vanterie fa parte del suo DNA sociale da quand\u2019\u00e8 piccola. Il problema, per\u00f2, \u00e8 che le sue compagne, di fronte a quelle parole, fanno spallucce. Loro vogliono sposarsi e avere figli: buon per lei se diventer\u00e0 badessa. Ma come?, si chiede la piccola. Guidare un convento non<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>\u00e8 la massima ambizione possibile? La cosa pi\u00f9 invidiabile che c\u2019\u00e8?<\/p>\n<p class=\"p1\">No, non lo \u00e8. Perch\u00e9 altre persone ambiscono ad altre cose. Ma anche \u2013 e soprattutto \u2013 perch\u00e9 la vita non \u00e8 questione di ambizioni sociali realizzate. La vita \u00e8, piuttosto, questione di realizzare ci\u00f2 che sta scritto nella tua vocazione. Se vogliamo: nel tuo destino. E qui ce lo vedo, il Galimberti che salta sulla sedia: ecco! Per Manzoni il destino \u00e8 qualcosa che ti viene imposto dalla Provvidenza, di fronte al quale tu sei passivo! L\u2019identit\u00e0 \u2013 per citare un altro suo <i>must <\/i>\u2013 \u00e8 un \u00abdono sociale\u00bb: non un dono di Dio. Ma se le cose stanno cos\u00ec, ha ragione il Principe Padre: fatti monaca, cara Gertrude, perch\u00e9 io, che sono tuo padre e ti voglio bene, ho deciso cos\u00ec. E ancora: fatti monaca, cara Gertrude, perch\u00e9 hai addosso gli occhi dell\u2019intera societ\u00e0 \u201cbene\u201d della Lombardia, che si aspetta che tu sia adeguata al ruolo che ti ha assegnato in quel gigantesco teatro di rappresentazione che, ai suoi occhi, \u00e8 la vita sociale (\u00abTutti quegli occhi addosso alla poveretta l\u2019obbligavano a studiar continuamente il suo contegno\u00bb). La tua identit\u00e0 \u00e8 un dono sociale: l\u2019ha detto Umberto Galimberti. Mica Alessandro Manzoni.<\/p>\n<p class=\"p1\">****<\/p>\n<p class=\"p1\">Proviamo, adesso, a prendere la frase di Manzoni appena citata e a collocarla nella scuola attuale. <i>Non \u00e8 la sua descrizione esatta<\/i>? Cio\u00e8: non \u00e8 la descrizione precisa, puntuale, <i>accurata <\/i>di un\u2019agenzia educativa che deve \u00abcorrispondere agli occhi\u00bb di famiglie e ragazzi che hanno smesso di essere <i>famiglie e ragazzi <\/i>per trasformarsi in <i>utenti<\/i>, ovvero <i>fruitori di un servizio <\/i>che dovranno essere stimolati a scegliere? Ma se la scuola \u00e8 questo, <i>come potr\u00e0 essere credibile <\/i>nel parlare di libert\u00e0 agli studenti? Se siamo noi docenti, coi nostri Open Day e comitati per l\u2019Orientamento, a essere le Gertrudi del post-moderno, come faremo a dire, ai nostri ragazzi, di essere s\u00e9 stessi a prescindere dalle aspettaive altrui? Allora s\u00ec, Galimberti ha ragione: <i>I promessi sposi <\/i>\u00e8 un romanzo <i>pericoloso<\/i>, ma pericoloso per una societ\u00e0 di cui lui \u00e8 tra i massimi cantori e apologeti. E qui ce li vedo, i galimbertiani della Rete, dire che sto straparlando, che quella di Galimberti \u00e8 una critica implacabile alla civilt\u00e0 della tecnica, che lui denuncia con orrore la disumanizzazione tecno-capitalistica e via lamentando. Ma non \u00e8 vero.<\/p>\n<p class=\"p1\">O meglio: \u00e8 vero nella misura in cui la critica galimbertiana ci dice che la societ\u00e0 di cui siamo abitatori \u2013 cos\u00ec mettiamo pure un po\u2019 di lessico severiniano, che di questi tempi \u00e8 molto <i>cool<\/i> \u2013 \u00e8 terribile ma priva di vie d\u2019uscita. Noi non siamo pi\u00f9 uomini, dice Galimberti: siamo \u00abfunzionari dell\u2019apparato tecnico\u00bb e la filosofia serve a saperlo. Il che \u00e8 come dire: critichiamo questa societ\u00e0, ma non ci facciamo nemmeno sfiorare dall\u2019idea di poterla cambiare. In fondo, siamo quel che siamo anche grazie all\u2019apparato tecnico. L\u2019identit\u00e0, torno a dire, \u00e8 un dono sociale. Mica un dono di Dio.<\/p>\n<p class=\"p1\">****<\/p>\n<p class=\"p1\">Come sappiamo, Gertrude alla fine diventer\u00e0 monaca pur avendo capito che non era quella la sua vera vocazione. \u00abLa sventurata rispose\u00bb, dice la voce narrante dei <i>Promessi sposi<\/i>: \u00absventurata\u00bb non solo perch\u00e9 le \u00e8 capitato in sorte di vivere in una famiglia disfunzionale (si dice cos\u00ec, Galimberti?), ma anche perch\u00e9 non ha avuto la forza di opporsi e far valere la sua libert\u00e0 di dire di no. Quella libert\u00e0 che ha avuto il San Francesco di Dante, che \u00ab<i>coram patre<\/i>\u00bb si un\u00ec pubblicamente in matrimonio a Madonna Povert\u00e0 e, per questo, pot\u00e9 rivolgersi \u00abregalmente\u00bb \u2013 senza vergogna e senza abbassare lo sguardo: con fare da re \u2013 addirittura a Papa Innocenzo III. Perch\u00e9 la libert\u00e0 comporta il coraggio di una responsabilit\u00e0: non l\u2019adesione ai modelli forniti dal mondo che ci circonda. Foss\u2019anche la nostra famiglia.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ma dico di pi\u00f9: in questa prospettiva, la libert\u00e0 \u00e8 <i>scandalo<\/i>, ovvero forza d\u2019animo nell\u2019essere <i>pietre d\u2019inciampo <\/i>nella progettualit\u00e0 altrui. Ce lo ricordiamo Jean-Paul Sartre? Quello dell\u2019\u00abinferno sono gli altri\u00bb? Ecco: gli altri sono un inferno proprio perch\u00e9 tutti noi tendiamo a farli rientrare nei nostri disegni di vita, nei nostri progetti. Insomma: a trasformarli nei suppellettili e soprammobili della nostra esistenza. Ma le cose non stanno cos\u00ec: non per gli altri e nemmeno per noi. Cos\u00ec, quando qualcuno si prende il diritto di essere libero \u2013 di non essere suppellettile o soprammobile \u2013, <i>deve sapere <\/i>che susciter\u00e0 scandalo. Nel mio piccolo, lo dico sempre ai miei alunni: quando farete le scelte decisive della vostra vita, <i>non aspettatevi applausi<\/i>. Aspettatevi, piuttosto, che chi avrete intorno si <i>scandalizzer\u00e0<\/i>, perch\u00e9 starete venendo meno a una sua aspettativa. La libert\u00e0 <i>\u00e8 <\/i>scandalo. Non \u00e8 un dono sociale. E a scuola, queste cose, bisognerebbe insegnarle.<\/p>\n<p class=\"p1\">****<\/p>\n<p class=\"p1\">Ma lasciamo stare Galimberti e il galimbertismo nostrano e chiediamoci: come si sposa la Provvidenza con una scuola che, grazie a Dio, \u00e8 laica? Risposta: insegnando ai ragazzi che non \u00e8 necessario essere Manzoni per apprezzare Manzoni. Il che \u00e8 anche un ottimo esercizio dialogico: si pu\u00f2 amare l\u2019altro senza, necessariamente, essere sue appendici o copie conformi. In pratica: Manzoni trova nella Provvidenza il presidio della nostra libert\u00e0. Proprio perch\u00e9 dobbiamo \u2013 ma, quindi, <i>possiamo anche non <\/i>\u2013 obbedire a Dio, <i>non dobbiamo <\/i>sottometterci a nessun altro. Noi dobbiamo credere in Dio per avere un ideale che ci renda liberi? No, o almeno non necessariamente. Chi riterr\u00e0, creder\u00e0. Chi non riterr\u00e0, <i>creder\u00e0 in qualcos\u2019altro<\/i>. L\u2019importante \u00e8 credere in qualcosa che non sia la resa al conformismo sociale.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ce lo ricordiamo <i>Il mio nome \u00e8 Nessuno<\/i>? Gran film, grande Terence Hill, grande Henry Fonda. L\u00ec si dicevano cose pi\u00f9 profonde di quelle di Umberto Galimberti. Si diceva, per esempio, che si pu\u00f2 essere \u00abgiovani di anni, ma vecchi di ore\u00bb, se si vive intensamente e \u201cscandalosamente\u201d. Ma si diceva pure che \u00abun uomo che \u00e8 un uomo deve pur credere in qualcosa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tommaso Di Brango<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un po\u2019 di anni, in Rete, circola un video in cui Umberto Galimberti dice che bisognerebbe smettere di leggere I promessi sposi a scuola. 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