{"id":16859,"date":"2026-07-09T19:44:41","date_gmt":"2026-07-09T17:44:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/?p=16859"},"modified":"2026-07-10T07:52:19","modified_gmt":"2026-07-10T05:52:19","slug":"16859-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/16859-2\/","title":{"rendered":"Amarcord Spagna 1982: Paolo Rossi, Carmela e Adelina&#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Ricordi straordinari. Volevo lasciare il segno e ci sono riuscito proprio in finale contro i tedeschi. Firmai il gol dell\u2019apoteosi finale, quello della tranquillit\u00e0. Ebbi la fortuna di giocare quasi tutta la partita contro la Germania Ovest, complice l\u2019infortunio di Graziani: una notte indimenticabile\u201d. La frase pronunciata da Spillo Altobelli da Sonnino, in una mia recente intervista, fotografa bene quella incredibile notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altobelli blind\u00f2 il terzo titolo iridato della storia azzurra con quella terza rete, mix sapiente ed efficace di rapidit\u00e0 e tecnica. Quella che ispir\u00f2 la celebre esultanza del presidente Sandro Pertini. Ispirato dal solito inesauribile Bruno Conti (di Nettuno), il bomber nerazzurro mand\u00f2 in estasi un&#8217;intera Nazione facendo male per la terza volta ai rivali tedeschi. Quelli che, dodici anni prima, avevamo sfidato e battuto nell&#8217;infinita gara dello stadio &#8220;Atzeca&#8221; di Citt\u00e0 del Messico, ribattezzata poi &#8220;la partita del secolo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo al 1982. Il gol della bandiera del tedesco Breitner serv\u00ec solo a fissare il tabellino finale, condito dalle reti iniziali del redivivo Paolo Rossi e di Marco Tardelli, il cui urlo liberatorio avrebbe presto fatto il giro del mondo. E non fa niente se Antonio Cabrini, dal dischetto, nel corso del primo tempo, aveva spedito fuori il famoso rigore, quello del possibile vantaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giunto dopo un&#8217;ora di gioco grazie al solito Rossi &#8211; reduce da una tripletta (al &#8220;Magno&#8221; Brasile di breriana memoria) e una doppietta (alla Polonia di Boniek) -, capace di spizzare di testa, sottomisura, una punizione da destra di Claudio Gentile, il difensore della Juve che, in precedenza, aveva preso in consegna gente come Maradona e Zico. La rete di Pablito accese i cuori di un Paese incollato al teleschermo. Fu il viatico della gloria eterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dove eravamo in quella storica domenica sera di quarantaquattro anni fa? chi scrive aveva circa sei anni e ricorda molto di quel Mundial spagnolo irripetibile, il pi\u00f9 bello della nostra vita. Giorni caldi e frenetici, dove presto il pessimismo per l&#8217;avvio stentato degli Azzurri di Enzo Bearzot (l&#8217;allenatore con la pipa e amante di football e letteratura) lasci\u00f2 il posto alla passione pi\u00f9 sfrenata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Dal buio di Vigo al miele di Madrid&#8221;, mi disse tempo fa Darwin Pastorin, uno dei fuoriclasse del nostro giornalismo sportivo. Erano anni difficili, segnati dal terrorismo (nero e rosso) e da una lunga scia di sangue. Il ricordo dell&#8217;uccisione di Aldo Moro e della sua scorta era ancora vivo in uno Stivale che faceva fatica a rialzarsi. L&#8217;Italia tenne fede al suo inno e si svegli\u00f2 da quel torpore grazie alle prodezze dei nostri in terra spagnola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un Paese impaurito e scosso ritrov\u00f2 cos\u00ec di colpo l&#8217;ebbrezza di scendere in strada. Un crescendo di emozioni che ho avuto il privilegio di vivere anch&#8217;io. Riavvolgo il nastro e torno bambino, tra una bandiera italiana in piazza San Tommaso (quella &#8220;vecchia&#8221;, con la fontana circolare sotto il monumento di San Tommaso) e Adelina, storica tifosa di via della Libert\u00e0, che bonariamente mi ammoniva di non sventolare prima della finalissima i vessilli azzurri: &#8220;Porta male, vagli\u00f2, si festeggia dopo&#8221;. Un insegnamento che mi ha sempre accompagnato nella mia vita di tifoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La serata del Santiago Bernabeu di Madrid, il &#8220;redde rationem&#8221; di quel Mondiale, la ricordo bene. Io, mio cugino Tommaso e l&#8217;amico Ottavio seduti sul pavimento, nella cucina di Nello Raso, a tifare per gli Azzurri. Proprio alle spalle del campo sportivo del paese, teatro dei nostri sogni pedatori giovanili. Con quel pizzico di incoscienza e spensieratezza tipiche della nostra et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando Nando Martellini grid\u00f2 per tre volte quel &#8220;Campioni del Mondo&#8221;, che ancora riecheggia nelle mie orecchie, la gioia arriv\u00f2 al diapason. Perfino mia madre, digiuna di cose calcistiche e incinta di mio fratello, perse il solito aplomb e si lasci\u00f2 andare a una esultanza incontenibile. Poi tutti a festeggiare in piazza San Tommaso, cinta dalle roccaforti del tifo come i bar &#8220;Carmela&#8221;, &#8220;Spadoni&#8221;, &#8220;Caporale&#8221; e &#8220;Gargano&#8221;, simboli di un Aquino trasfigurata e ebbra di gioia, come il resto della nostra Nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E poi il funerale simulato ai malcapitati tedeschi, e le scritte sulla lunga via Roma a omaggiare i nostri eroi: su tutti, Dino Zoff, il capitano quarantenne, quello che difese a oltranza Bearzot e il resto della pattuglia durante il primo silenzio stampa della storia azzurra. Quello che salv\u00f2 l&#8217;Italia nella sfida contro il Brasile, la nostra cruna dell&#8217;ago di quel Mondiale, intercettando provvidenzialmente sulla linea il colpo di testa ravvicinato di Oscar Bernardi. SuperDino che, dopo il trionfo, festeggi\u00f2 alla sua maniera, in camera, con il fido Scirea davanti a un buon bicchiere di vino per non &#8220;sporcare&#8221; quel momento magico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fu una notte indimenticabile che, per fortuna, avrei vissuto di nuovo ventiquattro anni dopo, quando, nel 2006, i ragazzi di Lippi, in Germania (ancora lei), ci avrebbero regalato il nostro quarto titolo mondiale. Che sfiorammo gi\u00e0 nel 1990 e nel 1994, traditi dai rigori. \u00a0Gi\u00e0, quel Mondiale a cui manchiamo da tanti, troppi anni. Ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia. Godiamoci, intanto, i ricordi e &#8211; per il futuro &#8211; speriamo bene&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Libero Marino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Ricordi straordinari. Volevo lasciare il segno e ci sono riuscito proprio in finale contro i tedeschi. Firmai il gol dell\u2019apoteosi finale, quello della tranquillit\u00e0. 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