{"id":16898,"date":"2026-07-12T10:39:47","date_gmt":"2026-07-12T08:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/?p=16898"},"modified":"2026-07-12T16:43:12","modified_gmt":"2026-07-12T14:43:12","slug":"storie-di-sport-e-giornalismo-intervista-a-francesco-repice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/storie-di-sport-e-giornalismo-intervista-a-francesco-repice\/","title":{"rendered":"Storie di sport e giornalismo: intervista a Francesco Repice"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 50\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<div class=\"page\" title=\"Page 49\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;A tu per tu&#8221; con Francesco Repice, voce principe di \u201cTutto il calcio minuto per minuto\u201d. Classe 1963, nato in Calabria ma formatosi nella Capitale dove tuttora vive, Repice appartiene a quella generazione di radiocronisti cresciuta nel mito dei vari Sandro Ciotti ed Enrico Ameri, quando la radio scandiva i pomeriggi domenicali prima di avvicendarsi con la televisione dove, archiviati gli incontri di giornata, il saluto di Paolo Valenti con il suo popolarissimo \u201cNovantesimo minuto\u201d, dava finalmente il \u201cla\u201d alle immagini tenendo incollati allo schermo milioni di italiani, pronti a cibarsi delle azioni salienti che la radio aveva raccontato qualche ora prima. Euro 2020 ha rappresentato, per Repice, la definitiva consacrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Memorabili i suoi commenti dopo le sfide contro Spagna e Inghilterra, fino all\u2019apoteosi finale condita dal magistrale monologo dedicato al nostro Stivale, per poi indugiare sulla meravigliosa Tropea, terra delle sue origini. Un commento di rara bellezza, da pelle d\u2019oca e diventato subito virale, che lo ha proiettato di diritto nell\u2019Olimpo dei radiocronisti di sempre. Repice incarna ancora, in una certa misura, un calcio antico, quello piu\u0300 genuino e romantico, con quel timbro di voce inconfondibile e suadente, scandito da un eloquio velocissimo con il quale ci racconta le gesta dei ventidue in campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stesso che esibisce in questa intervista parlando dei suoi esordi, dei cambiamenti del nostro calcio fino al suo forte legame con la Ciociaria. Il noto radiocronista sar\u00e0 a Veroli, il prossimo 24 luglio, ospite del Festival dello Sport Raccontato (ingresso gratuito). Il bis, qualche giorno dopo, a Cassino (28 luglio) nella bella cornice del Teatro Romano (biglietti su vivaticket).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Come nasce il Repice radiocronista?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Gia\u0300 da ragazzino, in Calabria, mi cimentavo nelle radiocronache della serie C, e da allora non ho piu\u0300 smesso. E\u0300 una passione a cui dedico tutto me stesso, e\u0300 un mestiere bellissimo che ti porta un po\u2019 in giro per il mondo e, nonostante i mille sacrifici, ne vale la pena. Raccontare le immagini in diretta, senza pause, solleticando la fantasia dell\u2019ascoltatore, e\u0300 per me una vera e propria missione. Ho avuto la fortuna di intraprendere questa professione, verso la meta\u0300 degli anni Novanta, con maestri straordinari come Riccardo Cucchi e Bruno Gentili, che mi hanno insegnato molto e che ringraziero\u0300 sempre. Dopo gli esordi sulla carta stampata, dove mi occupavo di politica, ho virato con decisione sul calcio, la mia passione di sempre, e da allora non l&#8217;ho piu\u0300 lasciato&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Uno dei suoi primi maestri e\u0300 stato Ciotti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Sandro e\u0300 stato inarrivabile. Aveva una cultura straordinaria e, appena arrivai in Rai, feci subito tesoro dei suoi preziosi consigli. Aveva la fisima delle carte con le quali sottoponeva a una vera e propria tortura il malcapitato di turno. Con Ameri, altro formidabile collega e maestro, formava una coppia meravigliosa. Ma il mio mito e\u0300 un altro&#8221;&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Mi dica pure&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Sto parlando di Victor Hugo Morales, che ho avuto anche la fortuna di conoscere. Il telecronista e scrittore uruguaiano mi e\u0300 entrato nel cuore per sempre con quel commento straordinario alla rete clamorosa di Maradona nel celebre quarto di finale contro l&#8217;Inghilterra, quando Diego dribblo\u0300 mezza squadra inglese vendicando il suo popolo dopo la sconfitta, qualche anno prima, alle Malvinas. Morales, nel descrivere quella meravigliosa\u00a0<span style=\"line-height: 1.5\">prodezza, non adopero\u0300 solo parole ma si servi\u0300 anche di suoni che scandivano i dribbling di Maradona fino alla rete finale. Un autentico fuoriclasse&#8221;.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify\" title=\"Page 51\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>A proposito di Maradona: e\u0300 stato davvero il piu\u0300 grande di tutti?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Si\u0300. E non solo in campo. Ho avuto la fortuna di incrociarlo due volte. Diego e\u0300 uno che si e\u0300 messo di traverso ad Havelange prima e a Blatter dopo. Questa e\u0300 la vera grande differenza con Pele\u0300, altro fuoriclasse meraviglioso e superbo che, pero\u0300, al tempo della dittatura in Brasile, si giro\u0300 dall&#8217;altra parte. Per me Diego Armando Maradona e\u0300 stato un esempio anche per i piu\u0300 giovani. Mi rendo conto di essere impopolare, l&#8217;opinione pubblica non la pensa esattamente come il sottoscritto&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Mi spieghi pure&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Solo chi cade ed e\u0300 capace di rialzarsi, a mio avviso, merita di essere considerato un vero uomo. C\u2019e\u0300 sempre una possibilita\u0300, c\u2019e\u0300 sempre l\u2019occasione del riscatto. Nessuno viene mai condannato per un errore. Maradona nel celebre film di Kusturica parla in terza persona di se\u0301 e nell\u2019intervista finale al regista dice: \u201cPensate che cosa vi siete persi. Pensate se Maradona non fosse stato un tossicodipendente. Mi hanno fermato pensando che la cocaina potesse migliorare le mie prestazioni. Mentre la cocaina mi ha depotenziato di almeno il 50% delle mie possibilita\u0300. Pensate a cosa vi siete persi\u201d. E\u0300 stato unico&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La sua radiocronaca piu\u0300 emozionante?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Barcellona &#8211; Manchester United, finale di Champions League 2011. Mi colpi\u0300 la storia di Abidal che subi\u0300, qualche settimana prima di quell&#8217;importantissima sfida, un intervento molto delicato. Quella sera E\u0301ric ando\u0300 miracolosamente in campo da\u00a0<span style=\"line-height: 1.5\">capitano e continuo\u0300 a indossare la fascia anche al momento dell&#8217;ingresso in campo di un&#8217;icona catalana come Puyol. Dopo il trionfo, la squadra blaugrana sali\u0300 i gradini gloriosi di Wembley, e fu proprio Puyol a permettere all&#8217;amico Abidal di alzare per primo la Coppa dei Campioni sotto il cielo di Londra. Una serata da pelle d&#8217;oca&#8221;.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify\" title=\"Page 52\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>Quella piu\u0300 difficile?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;La sera della morte dell\u2019ispettore di polizia Filippo Raciti, nel febbraio 2007, in seguito ai violenti scontri scoppiati fuori dallo stadio Massimino, in occasione del derby tra Catania e Palermo. A parte le quarantott\u2019ore al microfono senza mai staccarmi, provai tanta rabbia mista a rassegnazione. Un padre di famiglia aveva perso la vita in un modo troppo ingiusto, fu una pagina dolorosissima per il nostro calcio&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Un aneddoto curioso di tanti anni di lavoro.<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Allo stadio Olimpico di Roma, nel maggio del 2009, andava di scena la finale di Champions League tra Barcellona e Manchester United. Ero la seconda voce di Riccardo Cucchi. Durante l&#8217;intervallo scesi dalla mia postazione per prendere una bottiglietta d&#8217;acqua. A un certo punto mi imbattei in un tizio vestito di bianco, mi chiese se avessi un accendino. Quel signore era Johan Cruijff, uno dei miei miti giovanili, che quella sera era li\u0300 per una emittente catalana. Non capii piu\u0300 nulla, mi tremavano le gambe, rimasi impietrito dall&#8217;emozione. La stessa che provai quando, a Coverciano, mi trovai davanti a Gigi Riva&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Lei in gioventu\u0300 ha frequentato la curva della Roma: che giudizio ha degli ultras?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Peccato che in Italia si parli spesso a sproposito del fenomeno ultras e lo dice uno che in curva, quella romanista, ha vissuto\u00a0<span style=\"line-height: 1.5\">uno dei periodi piu\u0300 belli della sua vita. La curva, microcosmo variegato, forgia, seduce, insegna&#8221;.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify\" title=\"Page 53\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>Come nasce la passione per la Roma?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Da piccolo abitavo in zona Conca d&#8217;Oro e spesso i miei genitori mi lasciavano a casa di alcuni parenti. Un giorno mi trovai alle prese con una pista di macchinine, me ne colpi\u0300 una in particolare, aveva i colori giallorossi. Da li\u0300 e\u0300 nato il folle amore&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Che cosa pensa del calcio attuale?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Mi sembra molto show business e poco sport. I disequilibri all&#8217;interno del campo sono evidenti, lo spettacolo e\u0300 ormai anteposto a tutto. Le nuove tecnologie come il VAR, il modo di spiegare il pallone a chi deve entrare in campo sono, a mio avviso, false complicazioni che non hanno ragione di esistere. Spero che tra poco si torni a una visione piu\u0300 equilibrata di questo sport meraviglioso. Vado al di la\u0300 delle elucubrazioni mentali di qualcuno. Penso che il calcio sia una cosa semplice: uno sport dove il piu\u0300 forte vince e quello piu\u0300 bravo tecnicamente salta l&#8217;uomo creando la superiorita\u0300 numerica. \u201cI quinti di centrocampo\u201d, \u201ci braccetti\u201d (tanto per citare le espressioni piu\u0300 alla moda), sono solo fandonie. Il pallone vero e\u0300 un&#8217;altra cosa&#8221;.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong style=\"line-height: 1.5\">Veniamo al nostro ultimo successo, gli Europei 2020: come visse la doppia e palpitante lotteria dei rigori in Inghilterra?<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify\" title=\"Page 54\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>&#8220;Le sfide contro Spagna e Inghilterra furono una sofferenza indicibile. Sono figlio del 1984, ero in Curva Sud quando la mia Roma si arrese ai rigori al Liverpool. Ho ricevuto qualche critica (legittima, per carita\u0300) sulla eccessiva enfasi che dedicai ai rigori della semifinale, ma in certe circostanze, mi creda, non e\u0300 facile mantenere l&#8217;aplomb che s&#8217;impone a chi fa il mio mestiere. Viene inevitabilmente fuori il mio trascorso di curva, e\u0300 piu\u0300 forte di me. Quanto al rigore decisivo di Jorginho, stavo per dire che uno specialista come lui non poteva sbagliare in quel momento topico, ma, da buon calabrese scaramantico, me ne sono ben guardato restando zitto fino all&#8217;esultanza finale: una goduria incredibile dopo una gara soffertissima. E\u0300 stata quella la vera finale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Un successo che ci ha riportato indietro di tanti anni, alle notti magiche del 2006 fino al 1982&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Trovo piu\u0300 analogie col trionfo di Bearzot. Erano gli Anni di piombo, l&#8217;Italia viveva una sorta di guerra civile, la tensione era alle stelle, potevi finire sul treno sbagliato. Paolo Rossi (ragazzo straordinario che ho conosciuto in Rai) e compagni hanno avuto il merito di riportare un intero Paese, impaurito e scosso, nelle\u00a0<span style=\"line-height: 1.5\">piazze e nelle strade. Stessa cosa, a distanza di quasi quarant&#8217;anni, ha fatto Roberto Mancini: grazie all\u2019impresa della sua Nazionale la gente si e\u0300 di nuovo riversata in strada dopo un anno e mezzo di paure e ansie per il Covid&#8221;.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 55\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una vita, la sua, intensa, che conosce poche pause: quali sono i suoi passatempi preferiti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Amo da sempre il mare, passione che ho ereditato da mio padre, calabrese di Tropea, il borgo dei borghi, il luogo della mia anima, il mio tutto. Appena posso, scendo in Calabria a pescare in quelle acque cristalline con gli amici di sempre. Tropea e\u0300 un paese particolare e unico, non lo baratterei con nessun altro posto al mondo. Oltre alla pesca, la mia altra grande passione sono i cavalli, animali che adoro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Chi vincer\u00e0 il Mondiale?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Fare pronostici \u00e8 complicato. Sono rimaste quattro squadre, pu\u00f2 accadere di tutto, forse la Francia&#8221;&#8230;<\/p>\n<p><strong>Prima di congedarla: la Ciociaria?<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;E&#8217; la mia terza casa dopo la Calabria e Roma. Nel Frusinate ho tanti amici, torno sempre molto volentieri. Vi aspetto a Veroli e a Cassino&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Libero Marino<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;A tu per tu&#8221; con Francesco Repice, voce principe di \u201cTutto il calcio minuto per minuto\u201d. 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