{"id":16938,"date":"2026-07-13T14:36:00","date_gmt":"2026-07-13T12:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/?p=16938"},"modified":"2026-07-13T19:48:06","modified_gmt":"2026-07-13T17:48:06","slug":"intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/","title":{"rendered":"Intervista a Luigi Filippo Morelli: &#8220;La passione per la moda, Gattinoni e la mia Aquino&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Un predestinato. Il mondo dell&#8217;arte e del gusto per il bello lo ha sempre affascinato. E&#8217; stato sempre un ragazzo sui generis, Luigi Filippo Morelli. Chi scrive ricorda i bellissimi momenti passati insieme nella nostra Aquino, quando, giovanissimi, ci affacciavamo alla vita. Il nostro quartier generale era quel palazzo popolare di via della Libert\u00e0, angolo via Emidio Venditti. Il teatro magico della nostra meravigliosa adolescenza, tra palloni, sorrisi e amicizia. Valori profondi che il tempo e la distanza non hanno cancellato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E&#8217; la prima cosa, del resto, che mi dice al telefono: &#8220;Caro Libero, non sono solito rilasciare interviste, sono un tipo piuttosto riservato, ma per te nessun problema&#8221;. E allora i ricordi si fanno copiosi nella mia mente non pi\u00f9 lucida come una volta ma ancora capace, tuttavia, di cristallizzare certi momenti di vita destinati ad accompagnarmi per sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Luigi, classe 1980 e primogenito di Antonietta e Domenico, \u00e8 partito cos\u00ec da Aquino con una valigia piena di sogni e speranze per lanciare la sua sfida al mondo. Una sfida che ha vinto con autorevolezza, dedizione e impegno costante, i segreti grazie ai quali oggi \u00e8 Direttore creativo della nota e prestigiosa Azienda &#8220;Gattinoni&#8221;, storica griffe romana che ha vestito le dive degli anni Cinquanta e Sessanta, rilanciando un&#8217;idea di moda raffinata e internazionale. In questa nostra lunga chiacchierata Luigi mi racconta e si racconta con la stessa passione che lo ha proiettato nell&#8217;Olimpo della moda mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Chi \u00e8 Luigi Filippo Morelli?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Sono sempre stato un bambino estremamente curioso e creativo. Mi affascinava tutto ci\u00f2 che permetteva di esprimere se stessi: il disegno, l&#8217;arte, la musica, la danza, il cinema, lo sport. Credo che la mia personalit\u00e0 si sia costruita proprio attraverso queste passioni, molto prima della moda. Ho iniziato con la ginnastica artistica a cinque anni, poi il nuoto e, successivamente, la danza sportiva a livello agonistico. Ho avuto la fortuna di disputare sei Campionati Italiani Assoluti FIDS e di vivere esperienze che mi hanno insegnato disciplina, sacrificio e rispetto. La danza, ancora oggi, influenza profondamente il mio modo di progettare una collezione: mi ha insegnato che ogni gesto deve avere equilibrio, armonia e intenzione. Un&#8217;altra mia grande passione era il volo. Durante il servizio militare in Aeronautica vinsi il concorso per entrare nell&#8217;Arma in servizio permanente. Per molti sarebbe stato un punto di arrivo, ma dentro di me sentivo che la mia strada era un&#8217;altra. Scelsi di rinunciare a quella carriera per seguire ci\u00f2 che mi faceva davvero sentire vivo. \u00c8 una decisione che rifarei senza esitazione. A casa dei miei genitori c&#8217;\u00e8 ancora una fotografia di quando ero bambino sulla quale avevo scritto una frase che oggi considero quasi una dichiarazione d&#8217;intenti&#8221;&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Segui le tue passioni, ti porteranno lontano&#8221;. Ogni tanto la riguardo e mi sorprende pensare che, inconsapevolmente, a 14 anni \u00a0avessi gi\u00e0 scritto il programma della mia vita. Sono sempre stato una persona molto sensibile, curiosa e attenta ai dettagli. Mi piace osservare prima ancora che parlare. Credo molto nell&#8217;amicizia autentica, nel confronto e nella capacit\u00e0 di ascoltare gli altri. Nel mio ufficio ho appesa una frase di Goethe che mi accompagna ogni giorno: &#8220;Ascoltare \u00e8 un&#8217;arte, parlare \u00e8 un bisogno.&#8221;\u00a0\u00c8 una frase che provo a ricordare soprattutto quando il lavoro diventa frenetico.\u00a0Oggi, dopo oltre vent&#8217;anni nel mondo della moda e del design, continuo a considerarmi prima di tutto un uomo fortunato. Fortunato perch\u00e9 ho potuto trasformare una passione in una professione.\u00a0Il mio percorso \u00e8 stato costruito con dedizione, studio, sacrificio e una continua ricerca di coerenza tra ci\u00f2 che immagino e ci\u00f2 che realizzo. Mi definiscono preciso, forse persino maniacale nell&#8217;attenzione ai dettagli, ma credo che siano proprio i dettagli a fare la differenza tra un prodotto qualsiasi e qualcosa capace di emozionare.\u00a0Amo ancora disegnare a mano, perch\u00e9 la matita ha un rapporto diretto con il pensiero, ma utilizzo con la stessa naturalezza gli strumenti digitali. Non li vedo come mondi contrapposti: sono semplicemente linguaggi diversi attraverso cui raccontare la stessa idea&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dove trovi l&#8217;ispirazione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Pu\u00f2 nascere ovunque. Da un viaggio, da un film, da una passeggiata sul mare, da un brano musicale, da un&#8217;opera d&#8217;arte o anche da una semplice conversazione. Credo che un direttore creativo non debba limitarsi a guardare la moda: debba osservare il mondo.\u00a0Professionalmente sono esigente, ma nella vita privata resto una persona semplice. La famiglia rappresenta il mio punto fermo, gli amici sono una ricchezza preziosa e mia moglie Lorena \u00e8 la persona con cui condivido ogni traguardo e ogni difficolt\u00e0. Senza il suo equilibrio, probabilmente molte cose sarebbero state diverse.\u00a0Se dovessi definirmi con una sola frase, direi che sono una persona che ha sempre cercato di restare fedele a se stessa. Non ho mai inseguito il successo come obiettivo. Ho cercato piuttosto di fare bene ci\u00f2 che amo, convinto che il resto, se deve arrivare, arriva da s\u00e9.\u00a0\u201dLa mia priorit\u00e0 \u00e8 essere felice, solo coltivando le nostre passioni possiamo raggiungere tale stato e lasciare al mondo un segno positivo\u201d. E forse \u00e8 proprio questo il messaggio che mi piacerebbe lasciare:\u00a0la felicit\u00e0 non coincide con il ruolo che ricopri o con il titolo scritto su un biglietto da visita. Coincide con la serenit\u00e0 con cui torni a casa la sera. Se riesci a vivere facendo ci\u00f2 che ami, senza perdere l&#8217;umilt\u00e0, il rispetto per gli altri e la curiosit\u00e0 verso il mondo, allora hai gi\u00e0 raggiunto il traguardo pi\u00f9 importante&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Come ti sei avvicinato a questo mondo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;La verit\u00e0 \u00e8 che da ragazzo non sognavo di fare lo stilista. Non immaginavo atelier, passerelle o collezioni. Quello che sapevo, invece, era che amavo profondamente tutto ci\u00f2 che fosse espressione artistica.\u00a0Disegnavo continuamente, ero affascinato dal cinema, dalla musica, dalla danza, dall&#8217;architettura, dalla fotografia e dai viaggi. Sentivo il bisogno di trovare una professione che riuscisse a racchiudere tutte queste passioni, ma non era affatto semplice capire quale fosse.\u00a0Dopo il Liceo Artistico decisi di sostenere il colloquio di ammissione allo\u00a0IED \u2013 Istituto Europeo di Design di Roma, una delle scuole pi\u00f9 prestigiose nel panorama internazionale.\u00a0Ricordo ancora perfettamente quel giorno.\u00a0La direttrice, Anna Fiorelli, mi ascolt\u00f2 a lungo. Io le raccontai che avrei voluto frequentare praticamente tutti i corsi: fotografia, teatro, design del gioiello, moda, grafica&#8230; E lei, sorridendo, guard\u00f2 i miei genitori e disse una frase che non ho mai dimenticato:\u00a0&#8220;Per fargli fare tutti questi corsi non basterebbero due mutui.&#8221; \u00a0Fu lei a suggerirmi il percorso di\u00a0Fashion Design, spiegandomi che era quello capace di racchiudere quasi tutte le discipline che mi appassionavano.\u00a0Aveva ragione.\u00a0La moda, infatti, non \u00e8 soltanto abiti. \u00c8 cultura, arte, proporzione, psicologia, fotografia, comunicazione, grafica, musica, storia, artigianato e persino teatro. \u00c8 probabilmente una delle forme creative pi\u00f9 complete che esistano.\u00a0Ripensandoci oggi, credo che sia stata la scelta giusta nel momento giusto.\u00a0Curiosamente, per\u00f2, anche se non avevo mai pensato di lavorare nella moda, c&#8217;era qualcosa che inconsapevolmente mi accompagnava gi\u00e0 da ragazzo. Mi \u00e8 sempre piaciuto vestirmi con gusto, cercando uno stile personale senza seguire necessariamente quello degli altri. Erano gli amici, i conoscenti e perfino i negozianti a farmelo notare molto prima che me ne rendessi conto io&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Come andarono gli studi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Durante gli anni allo IED studiai con grande passione e conclusi il percorso con il massimo dei voti,\u00a0100\/100 e lode.\u00a0Il giorno della discussione della mia tesi, dedicata a\u00a0Pina Bausch e alle grandi icone del Novecento, accadde qualcosa che cambi\u00f2 il mio percorso professionale.\u00a0In commissione era presente\u00a0Stefano Dominella, allora Vicepresidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. Al termine della discussione volle conoscermi personalmente. Rimase colpito dal mio progetto, dal mio modo di interpretare la creativit\u00e0 e mi propose immediatamente uno stage presso la storica Maison Gattinoni.\u00a0\u00c8 stato il primo grande riconoscimento della mia carriera.\u00a0Da l\u00ec \u00e8 iniziato un percorso fatto di incontri, esperienze e continua crescita. Ho avuto la fortuna di lavorare in contesti molto diversi tra loro, confrontandomi con realt\u00e0 che mi hanno insegnato il valore del prodotto, della ricerca, della qualit\u00e0 e della costruzione sartoriale. Dall&#8217;atelier storico Gattinoni alle esperienze successive nel mondo del lusso, fino allo sviluppo prodotto per brand internazionali come\u00a0Fendi, Tom Ford e Bottega Veneta, ogni tappa ha aggiunto un tassello alla mia formazione. \u00a0Guardandomi indietro, per\u00f2, mi accorgo che non \u00e8 stata la moda ad attirarmi.\u00a0\u00c8 stata la possibilit\u00e0 di raccontare emozioni attraverso un linguaggio fatto di forme, colori, materiali e dettagli.\u00a0Ancora oggi, quando inizio una nuova collezione, provo la stessa curiosit\u00e0 di quel ragazzo che entr\u00f2 allo IED senza sapere esattamente dove sarebbe arrivato, ma con la certezza di voler costruire una vita facendo ci\u00f2 che amava davvero&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Da quanti anni lavori per Gattinoni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Il mio rapporto con l&#8217;azienda \u00e8 iniziato oltre vent&#8217;anni fa, subito dopo la laurea allo IED.\u00a0Fu Stefano Dominella a volermi nella storica Maison romana, dove ebbi il privilegio di lavorare per circa due anni. Entrare in quell&#8217;atelier significava respirare ogni giorno una parte importante della storia della moda italiana. Non era soltanto un luogo di lavoro: era un ambiente in cui si percepivano ancora il rigore sartoriale, l&#8217;eleganza e la cultura progettuale che avevano reso Fernanda Gattinoni una delle grandi protagoniste dell&#8217;Alta Moda italiana.\u00a0Per un ragazzo poco pi\u00f9 che ventenne fu una scuola straordinaria, non soltanto dal punto di vista professionale, ma anche umano.\u00a0Successivamente sentii il bisogno di ampliare la mia esperienza. Lasciai Roma e mi trasferii in Umbria, dove iniziai un percorso all&#8217;interno di un&#8217;importante realt\u00e0 industriale del fashion, lavorando nello sviluppo prodotto e nella ricerca per marchi internazionali come\u00a0Fendi, Tom Ford e Bottega Veneta. Fu un&#8217;esperienza completamente diversa rispetto all&#8217;atelier. Se Roma mi aveva insegnato il valore della tradizione sartoriale, quel nuovo percorso mi fece comprendere l&#8217;organizzazione, il metodo, la ricerca sui materiali e la complessit\u00e0 del prodotto contemporaneo.\u00a0Pensavo che il capitolo Gattinoni si fosse concluso l\u00ec&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E poi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Invece la vita aveva in serbo qualcosa di diverso.\u00a0Qualche anno dopo, l&#8217;azienda per cui lavoravo acquis\u00ec proprio il marchio Gattinoni.\u00a0Ricordo ancora quella notizia. Rimasi in silenzio per qualche minuto e pensai che fosse una di quelle coincidenze che nella vita capitano molto raramente.\u00a0Io avevo scelto di lasciare Gattinoni per crescere professionalmente, ma in qualche modo era stato Gattinoni a tornare da me.\u00a0Da quel momento ho iniziato a guardare questa storia con occhi diversi. Non l&#8217;ho mai vissuta come un semplice percorso professionale, ma come un incontro che, per vie imprevedibili, continuava a ripresentarsi.\u00a0Mi piace pensare che alcune cose ci scelgano tanto quanto noi scegliamo loro.\u00a0Oggi ricopro il ruolo di\u00a0Direttore Creativo\u00a0del brand e sento una grande responsabilit\u00e0, prima ancora che un privilegio. \u00a0Il mio obiettivo non \u00e8 semplicemente disegnare collezioni, ma custodire l&#8217;identit\u00e0 di una Maison che ha scritto pagine importanti della moda italiana e accompagnarla verso il futuro con rispetto, sensibilit\u00e0 e una visione contemporanea.\u00a0Fernanda Gattinoni ha vestito alcune delle donne pi\u00f9 iconiche del Novecento, contribuendo a definire un&#8217;idea di eleganza che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento. Il mio compito non \u00e8 imitare quel passato, ma comprenderlo profondamente per reinterpretarlo con il linguaggio del nostro tempo.\u00a0Se dovessi descrivere questo percorso con un&#8217;immagine, direi che la mia storia con Gattinoni assomiglia a quei film in cui due strade sembrano separarsi definitivamente, per poi ritrovarsi molti anni dopo nel momento giusto.\u00a0Forse \u00e8 stato il destino. O forse, semplicemente, alcune storie sono destinate a ritrovarsi quando entrambe sono pronte per scrivere un nuovo capitolo insieme&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il momento di svolta della tua carriera?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;A dire il vero, non credo ci sia stato un unico momento di svolta.\u00a0Molti immaginano la carriera come una linea fatta di un &#8220;prima&#8221; e di un &#8220;dopo&#8221;: un incontro, un premio, una promozione, un successo improvviso. Per me non \u00e8 mai stato cos\u00ec.\u00a0Ogni collezione rappresenta un nuovo inizio. Ogni progetto, ogni intuizione, ogni viaggio, ogni persona incontrata lungo il cammino ha modificato il mio modo di vedere il mondo e, di conseguenza, il mio modo di creare.\u00a0Mi piace pensare che la creativit\u00e0 sia un processo di continua trasformazione. Non si arriva mai davvero a un traguardo definitivo. Si cresce, si cambia, si sbaglia, si ricomincia. \u00c8 proprio questo a renderla viva.\u00a0Anche le esperienze che, sul momento, sembravano difficili o lontane da ci\u00f2 che desideravo, con il tempo si sono rivelate fondamentali. Mi hanno insegnato che ogni passaggio ha un senso, anche quando non lo comprendiamo subito.\u00a0Per questo motivo faccio fatica a individuare una sola svolta. Potrei citare la laurea allo IED, l&#8217;ingresso nell&#8217;atelier Gattinoni, gli anni trascorsi nello sviluppo prodotto per grandi marchi internazionali o il ritorno in Gattinoni come Direttore Creativo. Sono stati tutti momenti importanti, ma nessuno, da solo, definisce il mio percorso. \u00a0Se proprio dovessi indicare una svolta, direi che avviene ogni volta che inizio una nuova collezione.\u00a0\u00c8 una sensazione che provo ancora oggi.\u00a0Davanti a un foglio bianco torno ad avere l&#8217;entusiasmo del ragazzo che sognava di trasformare un&#8217;idea in qualcosa di concreto. \u00c8 come se ogni progetto mi chiedesse di rimettermi in discussione, di imparare ancora e di trovare un modo nuovo per raccontare la bellezza.\u00a0In fondo, credo che il privilegio pi\u00f9 grande del mio lavoro sia proprio questo:\u00a0potermi reinventare senza smettere di essere me stesso.Per questo non vivo il passato con nostalgia n\u00e9 il futuro con ansia. Cerco semplicemente di dare il meglio nel presente, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che nascono tutte le idee che, un giorno, diventeranno ricordi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Hai rimpianti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Se mi guardo indietro, la risposta \u00e8 no.\u00a0Naturalmente, come tutti, ho commesso errori. Ho preso decisioni che col senno di poi avrei potuto affrontare diversamente. Ma non le considero dei rimpianti, perch\u00e9 ognuna di esse mi ha insegnato qualcosa e mi ha portato ad essere la persona che sono oggi.\u00a0Ho sempre cercato di seguire ci\u00f2 che sentivo profondamente, anche quando significava percorrere strade meno sicure o fare scelte che agli occhi degli altri potevano sembrare poco razionali.\u00a0Credo molto nel destino, ma non nel senso di qualcosa che decide al posto nostro. Mi piace pensare al destino come a un compagno di viaggio. Lui ci mette davanti delle opportunit\u00e0, degli incontri, delle coincidenze. Sta poi a noi avere il coraggio di riconoscerle e di scegliere se seguirle oppure no.\u00a0In un certo senso, nella mia vita, il destino \u00e8 sempre stato un socio silenzioso con cui progettare il futuro.\u00a0Per questo motivo cerco di vivere ogni esperienza con la stessa attenzione, indipendentemente dalla sua importanza. Posso dedicare la stessa cura al progettare una collezione quanto al cucinare una cena per le persone che amo, scegliere un colore per una parete di casa, preparare una tavola o organizzare un viaggio con mia moglie.\u00a0Per qualcuno pu\u00f2 sembrare un eccesso di precisione. Per me \u00e8 semplicemente un modo di vivere.\u00a0Credo che ogni cosa meriti rispetto, perch\u00e9 anche i piccoli gesti raccontano chi siamo.\u00a0Nel mio lavoro questo approccio diventa ancora pi\u00f9 evidente&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Che cosa significa, per te, disegnare un capo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Vuol dire immaginare un&#8217;emozione prima ancora di una forma. Ogni linea, ogni tessuto, ogni dettaglio deve avere un motivo per esistere. La bellezza, quella autentica, non nasce mai dal caso.\u00a0Ma lo stesso principio vale anche nella vita.\u00a0Non credo nella ricerca ossessiva del successo. Credo piuttosto nella ricerca della felicit\u00e0, dell&#8217;equilibrio e della serenit\u00e0. Se una scelta mi permette di essere in pace con me stesso, allora so di aver preso la direzione giusta, anche se magari \u00e8 quella pi\u00f9 difficile.\u00a0Forse \u00e8 questo il motivo per cui non ho rammarichi.\u00a0Ho sempre seguito la mia stella, cercando di restare fedele ai miei valori, alle mie passioni e alle persone che amo.\u00a0E se domani la vita dovesse sorprendermi ancora una volta, come ha gi\u00e0 fatto tante volte, sono convinto che la accoglierei con la stessa curiosit\u00e0 con cui ho affrontato tutte le pagine precedenti della mia storia.\u00a0Perch\u00e9, in fondo,\u00a0la vita non \u00e8 un percorso da controllare in ogni dettaglio, ma un viaggio da vivere con il coraggio di restare sempre se stessi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Progetti futuri?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Se c&#8217;\u00e8 una cosa che ho imparato negli anni \u00e8 che la vita ama sorprenderci. Per questo faccio fatica a rispondere a questa domanda con un progetto preciso. Certo, oggi il mio impegno \u00e8 rivolto a Gattinoni e il desiderio \u00e8 quello di contribuire, insieme a tutto il team, a riportare la Maison al prestigio che merita, reinterpretando l&#8217;eredit\u00e0 di Fernanda Gattinoni con uno sguardo contemporaneo e internazionale. \u00c8 una sfida che vivo con grande senso di responsabilit\u00e0, ma anche con entusiasmo. Detto questo, conosco abbastanza me stesso da sapere che la mia mente non smette mai di immaginare. Mi \u00e8 sempre piaciuto creare. Non solo collezioni di moda, ma idee, oggetti, progetti e linguaggi. Durante il periodo della pandemia, ad esempio, mentre il mondo sembrava essersi fermato, passavo le giornate sul terrazzo di casa, con vista sulla mia amata Assisi, leggendo, disegnando e riflettendo. Da quel tempo sospeso \u00e8 nato &#8220;My Lobe&#8221;, un marchio di gioielli Made in Italy e un orecchino che ho progettato e registrato personalmente, reinterpretando in chiave contemporanea un&#8217;icona degli anni Novanta. \u00a0Quell&#8217;esperienza mi ha insegnato che la creativit\u00e0 non conosce confini. Pu\u00f2 nascere ovunque, anche nei momenti pi\u00f9 difficili. Per questo motivo non mi piace programmare troppo il futuro. Oggi potrei dirti che sogno di riportare Gattinoni ai fasti del passato, domani potrei raccontarti di un nuovo progetto personale, e dopodomani potrei sorprenderti dicendo che desidero lasciare tutto per vivere una vita semplice. \u00a0E sai una cosa&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dimmi pure&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Nessuna di queste risposte sarebbe falsa.\u00a0Ho imparato che il successo non coincide necessariamente con l&#8217;accumulare risultati o incarichi. A volte coincide con la libert\u00e0 di scegliere.\u00a0Io mi sento profondamente legato al mare. Pantelleria \u00e8 uno dei luoghi che porto nel cuore. Ogni volta che ci torno ritrovo una parte di me che il lavoro, inevitabilmente, mette in secondo piano. Non escludo che un giorno possa decidere di rallentare, vivere con maggiore semplicit\u00e0, passeggiare in costume e ciabatte fino al tramonto insieme a mia moglie Lorena, godendomi il tempo, il silenzio e le cose essenziali.\u00a0Per qualcuno potrebbe sembrare un ridimensionamento.\u00a0Per me sarebbe un altro modo di sentirmi realizzato.\u00a0Perch\u00e9, in fondo, il progetto pi\u00f9 importante non \u00e8 costruire una carriera perfetta, ma costruire una vita che ci assomigli davvero.\u00a0Se dovessi racchiudere il mio futuro in una frase, direi questa:&#8221;Non inseguo un traguardo preciso. Inseguo la possibilit\u00e0 di continuare a emozionarmi, a creare e a vivere con autenticit\u00e0, ovunque la vita decida di portarmi.\u201d Se un giorno smettessi di creare, non smetterei comunque di osservare. Credo che un creativo non sia il mestiere che fai, ma il modo in cui guardi il mondo.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I consigli a un giovane che voglia intraprendere il tuo stesso percorso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Pi\u00f9 che dare consigli, mi piace condividere ci\u00f2 che ho imparato lungo il mio cammino.\u00a0La prima cosa che direi \u00e8 di seguire sempre le proprie passioni, anche quando sembrano difficili da spiegare agli altri. Le passioni non sono mai una perdita di tempo. Sono il luogo in cui scopriamo davvero chi siamo.\u00a0Bisogna essere curiosi. Sempre.\u00a0Leggere, osservare, visitare una mostra, ascoltare musica, guardare un film d&#8217;autore, fare sport, parlare con persone diverse da noi, viaggiare ogni volta che \u00e8 possibile. E quando non si pu\u00f2 andare lontano, basta esplorare il proprio territorio con occhi nuovi. L&#8217;ispirazione non dipende dalla distanza, ma dallo sguardo con cui osserviamo il mondo.\u00a0Direi anche di non avere paura di cambiare.\u00a0Spesso pensiamo che cambiare strada significhi aver sbagliato. Io credo esattamente il contrario. Cambiare significa crescere, avere il coraggio di mettersi nuovamente in discussione e continuare ad imparare.\u00a0Allo stesso tempo, per\u00f2, non bisogna mai dimenticare le proprie radici.\u00a0Le tradizioni, la famiglia, i valori trasmessi dai nostri genitori e dai nostri nonni rappresentano una ricchezza straordinaria. Viviamo in un mondo che corre velocissimo e che spesso ci spinge a cercare continuamente il nuovo. Ma il nuovo ha valore solo quando conosce il passato.\u00a0Un&#8217;altra cosa che mi sta particolarmente a cuore riguarda il modo in cui oggi viviamo la realt\u00e0.\u00a0I social network sono strumenti straordinari&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Qual \u00e8 il tuo rapporto con essi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Anch&#8217;io li utilizzo quotidianamente nel mio lavoro. Permettono di comunicare, raccontare progetti, raggiungere persone in ogni parte del mondo. Il problema nasce quando diventano l&#8217;unico luogo in cui cerchiamo approvazione. Ai giovani direi di non confondere mai la popolarit\u00e0 con il valore di una persona. Viviamo in un&#8217;epoca in cui sembra pi\u00f9 importante apparire che essere. Si rincorrono numeri, like, visualizzazioni e follower come se fossero la misura della felicit\u00e0. Ma la vita vera \u00e8 un&#8217;altra cosa. La vita vera \u00e8 una stretta di mano, una risata con gli amici, un abbraccio ai propri genitori, una passeggiata, una conversazione sincera, un tramonto visto senza avere il telefono in mano. Sul mio profilo Instagram c&#8217;\u00e8 una frase che mi rappresenta profondamente: &#8220;La mia reputazione non \u00e8 sul web, ma nella vita reale&#8221;. Credo che racchiuda perfettamente il mio modo di essere. La reputazione non si costruisce con una fotografia perfetta o con un post di successo. Si costruisce ogni giorno, attraverso il rispetto, la parola data, il comportamento, l&#8217;onest\u00e0 e il modo in cui trattiamo le persone quando nessuno ci sta guardando. Ed \u00e8 questo che vorrei trasmettere ai ragazzi. Coltivate il vostro talento, abbiate il coraggio di sognare in grande, ma ricordate sempre che prima di essere artisti, professionisti o imprenditori siamo esseri umani. Il talento pu\u00f2 aprire una porta. La competenza pu\u00f2 farvi entrare. Ma saranno l&#8217;educazione, l&#8217;umilt\u00e0 e il rispetto a farvi restare. Perch\u00e9 il successo pi\u00f9 bello non \u00e8 quello che gli altri vedono. \u00c8 quello che vi permette, ogni sera, di guardarvi allo specchio con serenit\u00e0, sapendo di non aver mai tradito voi stessi. Il mio appello ai giovani: &#8220;Non cercate di diventare famosi. Cercate di diventare persone di valore. La notoriet\u00e0 arriva e passa. Il valore, invece, resta nelle persone che avete incontrato e nel bene che avete lasciato lungo il vostro cammino.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un tuo giudizio sul mondo della moda di oggi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Ho un&#8217;immensa ammirazione per i grandi maestri che hanno costruito la storia della moda.\u00a0Penso a Giorgio Armani, Gianni Versace, Valentino Garavani, Gianfranco Ferr\u00e9, ma anche a Christian Dior, Crist\u00f3bal Balenciaga e a tutti quei creativi che hanno avuto il privilegio di vivere un&#8217;epoca in cui il tempo era parte integrante del processo creativo.\u00a0Erano anni in cui si sperimentava, si costruiva, si sbagliava e si ricominciava. Le collezioni nascevano lentamente, quasi come un&#8217;opera d&#8217;arte. Mi ricordano i grandi maestri del Rinascimento, come Michelangelo, Raffaello o Donatello: artisti che impiegavano anni per completare un&#8217;opera destinata a durare nei secoli.\u00a0Anche nella moda era cos\u00ec.\u00a0Ogni collezione aveva un&#8217;identit\u00e0 precisa, raccontava una storia, esprimeva una visione del mondo e, molto spesso, riusciva perfino a influenzare la societ\u00e0, il cinema, la musica e il costume.\u00a0Quei grandi stilisti non creavano semplicemente abiti.\u00a0Creavano cultura.\u00a0Oggi il talento continua ad esistere, e ci sono designer straordinari che riescono ancora a emozionare e a innovare. Sarebbe sbagliato pensare che la creativit\u00e0 appartenga soltanto al passato.\u00a0La differenza, per\u00f2, \u00e8 il tempo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Cio\u00e8?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Viviamo in un&#8217;epoca in cui tutto corre. Le collezioni si susseguono con ritmi frenetici, la comunicazione \u00e8 diventata istantanea e i social hanno modificato profondamente il modo in cui percepiamo la moda. Una campagna pubblicitaria degli anni Ottanta o Novanta rimaneva nelle edicole, nelle case e nella memoria delle persone per mesi, a volte per anni. Oggi un&#8217;immagine pu\u00f2 raggiungere milioni di persone in pochi minuti, ma spesso viene dimenticata con la stessa velocit\u00e0 con cui viene vista. \u00c8 il paradosso della nostra epoca. Abbiamo strumenti di comunicazione infinitamente pi\u00f9 potenti, ma rischiamo di dedicare sempre meno tempo ai contenuti. E questo non riguarda soltanto la moda. Succede nel cinema, nella musica, nell&#8217;arte e, in generale, nella nostra quotidianit\u00e0. Un tempo un grande film richiedeva anni di preparazione e diventava patrimonio collettivo per intere generazioni. Lo stesso valeva per un album musicale. Oggi consumiamo una quantit\u00e0 enorme di immagini, film, serie televisive e canzoni, ma raramente concediamo loro il tempo di sedimentare dentro di noi. La moda, inevitabilmente, riflette questa trasformazione. Le tendenze continuano a nascere e a cambiare, ma spesso hanno una durata brevissima. Si rincorrono trend, algoritmi e numeri, mentre il rischio \u00e8 quello di perdere lo stile, che invece \u00e8 qualcosa di molto pi\u00f9 profondo e personale. Lo stile non segue il tempo. Lo attraversa. Per questo motivo credo che il futuro della moda non sia scegliere tra tradizione e innovazione. La vera sfida \u00e8 riuscire a far dialogare queste due anime. Chi sapr\u00e0 studiare il passato, comprenderne il valore e reinterpretarlo con una sensibilit\u00e0 contemporanea avr\u00e0 davvero qualcosa da dire. \u00c8 quello che cerco di fare ogni giorno nel mio lavoro. Non mi interessa copiare ci\u00f2 che \u00e8 stato, ma capire perch\u00e9 \u00e8 stato cos\u00ec importante, per poi trasformarlo in un linguaggio capace di parlare alle nuove generazioni. C&#8217;\u00e8 un ricordo che porto sempre con me&#8221;&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Raccontami&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Quando arrivai nell&#8217;atelier Gattinoni a Roma avevo poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni. Una delle premi\u00e8res, che aveva lavorato prima con Valentino e poi con Fernanda Gattinoni, mi osservava mentre cercavo di fare tutto velocemente.\u00a0Un giorno mi disse una frase semplicissima:\u00a0&#8220;Luigi, ricordati sempre che presto e bene non vanno insieme.&#8221; All&#8217;epoca la interpretai come un consiglio sul lavoro. Oggi, invece, credo che fosse una lezione sulla vita. Perch\u00e9 il tempo non \u00e8 un ostacolo alla creativit\u00e0. \u00c8 uno dei suoi ingredienti pi\u00f9 preziosi. Viviamo in una societ\u00e0 che ci chiede continuamente di accelerare. Io credo, invece, che dovremmo imparare anche a rallentare. Osservare di pi\u00f9, ascoltare di pi\u00f9, progettare con maggiore consapevolezza. Perch\u00e9 le cose davvero belle, nella moda come nella vita, hanno quasi sempre bisogno di tempo per nascere&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quali sono i segreti per emergere?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Ti sorprender\u00f2, ma non credo esistano dei segreti per emergere. Se esistesse una formula, la seguiremmo tutti e il successo sarebbe qualcosa di prevedibile. In realt\u00e0 non lo \u00e8. Mi piace molto una frase di Seneca che dice: &#8220;La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l&#8217;occasione.&#8221; Credo che racchiuda una grande verit\u00e0. Nella vita \u00e8 fondamentale prepararsi, studiare, fare esperienza e non smettere mai di imparare. Poi, a un certo punto, arriva un&#8217;occasione. Se sei pronto, quella porta si apre. Se non lo sei, probabilmente passer\u00e0 senza che tu riesca ad accorgertene. Ma c&#8217;\u00e8 un aspetto che considero ancora pi\u00f9 importante. Non bisogna vivere con l&#8217;ossessione di emergere. Oggi siamo continuamente portati a confrontarci con gli altri. Sui social vediamo successi, premi, numeri, carriere apparentemente perfette. \u00c8 facile pensare che il nostro valore dipenda da quanto siamo visibili. Io credo invece che il vero obiettivo debba essere un altro. Non cercare di essere migliore degli altri. Cerca di essere migliore della persona che eri ieri. \u00c8 questa la competizione pi\u00f9 sana che conosca. Anche nel mio lavoro ho sempre cercato di non inseguire le mode o ci\u00f2 che funzionava in quel momento. Ho preferito costruire una mia identit\u00e0, con i miei tempi, i miei dubbi e la mia sensibilit\u00e0. Forse \u00e8 una strada pi\u00f9 lunga. Ma \u00e8 anche quella che ti permette di restare autentico. C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra frase che mi accompagna da molti anni ed \u00e8 di Confucio&#8221;&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Continua pure&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno della tua vita.&#8221; Naturalmente il lavoro comporta fatica, sacrificio e responsabilit\u00e0. Sarebbe ipocrita dire il contrario. Ma quando fai ci\u00f2 che ami, anche la fatica assume un significato diverso. Diventa parte del viaggio. Se dovessi riassumere ci\u00f2 che ho imparato, direi che servono tre cose. La prima \u00e8 la curiosit\u00e0, perch\u00e9 chi smette di essere curioso smette anche di crescere. La seconda \u00e8 l&#8217;umilt\u00e0, perch\u00e9 si pu\u00f2 imparare da chiunque, indipendentemente dall&#8217;et\u00e0 o dal ruolo. La terza \u00e8 il coraggio. Il coraggio di cambiare strada, di ricominciare, di fare scelte che magari gli altri non comprendono, ma che senti profondamente tue. Il resto arriva con il tempo. E se non dovesse arrivare esattamente come lo avevi immaginato, poco importa. Perch\u00e9 il successo non dovrebbe essere misurato da quanto gli altri parlano di noi, ma da quanto siamo felici della vita che abbiamo costruito. Alla fine, credo che il segreto pi\u00f9 grande sia uno soltanto: restare sempre fedeli a se stessi. Perch\u00e9 le persone possono dimenticare ci\u00f2 che hai realizzato, ma difficilmente dimenticheranno la persona che sei stato&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il tuo rapporto con Aquino?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Aquino \u00e8 il luogo dove sono nato, dove sono cresciuto e dove affondano le mie radici. Ed \u00e8 proprio per questo che il mio rapporto con il paese \u00e8 sempre stato fatto di amore, ma anche di riflessione. Da bambino ero molto sensibile e profondamente attratto dall&#8217;arte, dalla musica, dal disegno e da tutto ci\u00f2 che stimolava la creativit\u00e0. Ricordo che, a volte, avevo la sensazione di vivere in un contesto un po&#8217; stretto per il mio modo di essere. Non perch\u00e9 mancassero le persone di valore, ma perch\u00e9 spesso vedevo prevalere il giudizio sulla curiosit\u00e0. Mi colpiva il fatto che, durante le feste di paese, ci fosse chi guardava con sufficienza chi ballava, chi cantava o chi viveva nelle campagne, come se la semplicit\u00e0 fosse qualcosa da nascondere. Eppure proprio quelle campagne, quei prodotti della nostra terra, le tradizioni popolari, il patrimonio storico e artistico rappresentano l&#8217;anima autentica di un territorio. Sono ci\u00f2 che lo rende unico. Forse \u00e8 stato proprio quel senso di appartenenza, unito al desiderio di conoscere il mondo, a spingermi a partire. Non sono mai andato via per scappare. Sono partito per crescere. Negli anni ho avuto la fortuna di viaggiare molto, di conoscere culture diverse e di lavorare in Paesi lontani, dalla Cina agli Stati Uniti, passando per la Russia e molti altri luoghi che mi hanno arricchito sia professionalmente che umanamente. E sai qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 bella&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Qual \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Che ogni viaggio, invece di allontanarmi dalle mie origini, me le ha fatte apprezzare ancora di pi\u00f9. Oggi guardo Aquino con occhi diversi. Ci torno meno di quanto vorrei, ma ogni volta ritrovo una parte della mia storia. Rivedo i luoghi della mia infanzia, le persone che hanno fatto parte della mia crescita e penso con gratitudine ai sacrifici dei miei genitori, che mi hanno trasmesso valori solidi pur senza avere grandi possibilit\u00e0 economiche. A loro devo quasi tutto. Cos\u00ec come devo molto a mio fratello Federico, con il quale ho sempre avuto un rapporto speciale. Prima fratelli, poi amici, oggi complici nella vita. Negli ultimi anni ho trovato un paese cambiato, pi\u00f9 curato, pi\u00f9 bello e con tante persone che si impegnano concretamente per valorizzarlo. Credo per\u00f2 che ci sia ancora tanto da fare. Mi piacerebbe vedere sempre pi\u00f9 investimenti nella cultura, nello sport e nei luoghi di aggregazione. Vorrei che i giovani avessero occasioni per incontrarsi, confrontarsi, coltivare talenti e passioni senza essere costretti a cercare altrove tutto ci\u00f2 che li possa far crescere. Aquino possiede un patrimonio storico straordinario, una tradizione gastronomica importante e una posizione geografica che potrebbero rappresentare una grande opportunit\u00e0 anche dal punto di vista turistico e culturale. Bisognerebbe avere il coraggio di raccontarlo di pi\u00f9. C&#8217;\u00e8 poi un aspetto molto personale che rende questo desiderio ancora pi\u00f9 forte&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Spiegami&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Mia moglie Lorena ed io sogniamo da sempre di diventare genitori. Purtroppo, fino ad oggi, la vita non ci ha regalato questa gioia. Ma ad Aquino vivono i miei meravigliosi nipoti. Quando penso al futuro, penso anche a loro. Mi piacerebbe che potessero crescere in un paese capace di offrire pi\u00f9 opportunit\u00e0, pi\u00f9 stimoli culturali, pi\u00f9 spazi per lo sport, pi\u00f9 occasioni per coltivare i propri sogni. Spero che le nuove generazioni possano contribuire a costruire un&#8217;Aquino sempre pi\u00f9 aperta, curiosa e consapevole del valore che possiede. Perch\u00e9 i paesi non diventano grandi soltanto per le dimensioni. Diventano grandi quando imparano a credere nei propri giovani senza costringerli a scegliere tra le proprie radici e il proprio futuro. Io sono partito. Ma una parte di me, in fondo, \u00e8 sempre rimasta ad Aquino. E credo che sar\u00e0 cos\u00ec per tutta la vita&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Altre passioni, dopo il tuo lavoro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Lo sport \u00e8 sempre stato parte della mia vita. Ho iniziato da bambino con la ginnastica artistica, poi il nuoto e, per molti anni, la danza sportiva a livello agonistico. Oggi continuo ad allenarmi con la stessa costanza, praticando corpo libero, allenamento calistenico, nuoto ed esercizi all&#8217;aria aperta almeno tre volte alla settimana. Per me lo sport non \u00e8 mai stato soltanto una questione fisica. \u00c8 un modo per ritrovare equilibrio. Mi insegna disciplina, rispetto, ascolto del proprio corpo e, soprattutto, mi aiuta a liberare la mente. Molte idee nascono proprio durante una passeggiata, un allenamento o una nuotata. Quando il corpo si muove, spesso anche i pensieri trovano il loro ordine. Ma, se devo essere sincero, credo che il mio vero &#8220;sport&#8221; sia un altro. \u00c8 la mente. Ho la fortuna \u2014 e a volte anche il limite \u2014 di avere un cervello costantemente in movimento. \u00c8 come se fosse sempre acceso. Mi basta osservare un dettaglio, ascoltare una canzone, guardare un paesaggio, una persona o un&#8217;opera d&#8217;arte perch\u00e9 inizi immediatamente a immaginare qualcosa di nuovo. La creativit\u00e0, per me, non si accende quando entro in ufficio. Mi accompagna ovunque. Pu\u00f2 arrivare mentre cucino, mentre viaggio con mia moglie, durante una conversazione con un amico o semplicemente osservando il mare&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E&#8217; fondamentale, la creativit\u00e0&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;S\u00ec. \u00c8 un modo di vivere, prima ancora che di lavorare. Per questo motivo non riesco quasi mai a separare completamente la vita privata dalla creativit\u00e0. Non perch\u00e9 il lavoro occupi tutto il mio tempo, ma perch\u00e9 la curiosit\u00e0 non va mai in vacanza. E, in fondo, spero che non succeda mai. Mi piace ancora emozionarmi davanti a un tramonto, entrare in una libreria senza sapere quale libro comprer\u00f2, visitare un museo, ascoltare buona musica o perdermi tra le vie di una citt\u00e0 sconosciuta. Sono convinto che un creativo debba prima di tutto restare un osservatore. Perch\u00e9 le idee non nascono davanti a uno schermo. Nascono vivendo. Se un giorno dovessi smettere di disegnare, credo che continuerei comunque a osservare il mondo con gli stessi occhi curiosi di quando ero bambino. Perch\u00e9 la creativit\u00e0 non \u00e8 una professione. \u00c8 un modo di guardare la vita. E forse \u00e8 proprio questo il filo che unisce tutte le mie passioni. Lo sport mi insegna il sacrificio. L&#8217;arte mi insegna la bellezza. I viaggi mi insegnano l&#8217;umilt\u00e0. L&#8217;amore mi insegna il senso delle cose. E la creativit\u00e0 mi permette di trasformare tutto questo in qualcosa che possa emozionare anche gli altri. In fondo, il privilegio pi\u00f9 grande non \u00e8 fare il direttore creativo. \u00c8 continuare, ogni giorno, ad avere lo stupore di un bambino davanti a una pagina bianca. &#8220;La vita mi ha insegnato che i sogni non si realizzano perch\u00e9 sono facili, ma perch\u00e9 ogni giorno scegliamo di restare fedeli a ci\u00f2 che siamo. Se c&#8217;\u00e8 una cosa che auguro ai giovani, \u00e8 di non smettere mai di meravigliarsi. Perch\u00e9 \u00e8 dalla meraviglia che nascono tutte le cose pi\u00f9 belle.&#8221; Parola di Luigi Filippo Morelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Libero Marino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un predestinato. Il mondo dell&#8217;arte e del gusto per il bello lo ha sempre affascinato. E&#8217; stato sempre un ragazzo sui generis, Luigi Filippo Morelli. Chi scrive ricorda i bellissimi momenti passati insieme nella nostra Aquino, quando, giovanissimi, ci affacciavamo alla vita. Il nostro quartier generale era quel palazzo popolare di via della Libert\u00e0, angolo<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":16933,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_yoast_wpseo_title":"","_yoast_wpseo_metadesc":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[449],"tags":[17,815,19,805,803,811,812,814,818,510,817,813,816],"class_list":["post-16938","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-storie","tag-aquino","tag-armani","tag-arte","tag-federico","tag-gattinoni","tag-luigi-filippo-morelli","tag-moda","tag-mondo","tag-passione","tag-roma","tag-sfilate","tag-umbria","tag-valentino"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v15.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Intervista a Luigi Filippo Morelli: &quot;La passione per la moda, Gattinoni e la mia Aquino&quot;- AquinoCresce<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Luigi Filippo Morelli: &quot;La passione per la moda, Gattinoni e la mia Aquino&quot;- AquinoCresce\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Un predestinato. Il mondo dell&#8217;arte e del gusto per il bello lo ha sempre affascinato. E&#8217; stato sempre un ragazzo sui generis, Luigi Filippo Morelli. Chi scrive ricorda i bellissimi momenti passati insieme nella nostra Aquino, quando, giovanissimi, ci affacciavamo alla vita. Il nostro quartier generale era quel palazzo popolare di via della Libert\u00e0, angolo\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"AquinoCresce\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/groups\/aquinocresce\/\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2026-07-13T12:36:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-07-13T17:48:06+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG-20260713-WA0032.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"589\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"558\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Tempo di lettura stimato\">\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"29 minuti\">\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#organization\",\"name\":\"AquinoCresce\",\"url\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/\",\"sameAs\":[\"https:\/\/www.facebook.com\/groups\/aquinocresce\/\"],\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#logo\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"url\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/logo-new.png\",\"width\":582,\"height\":90,\"caption\":\"AquinoCresce\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#logo\"}},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/\",\"name\":\"AquinoCresce\",\"description\":\"Storie dalla Terra di Lavoro\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"url\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG-20260713-WA0032.jpg\",\"width\":589,\"height\":558},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/#webpage\",\"url\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/\",\"name\":\"Intervista a Luigi Filippo Morelli: \\\"La passione per la moda, Gattinoni e la mia Aquino\\\"- AquinoCresce\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2026-07-13T12:36:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-07-13T17:48:06+00:00\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/\"]}]},{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/#webpage\"},\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#\/schema\/person\/0282026686a4dfdefd08e7427e211bde\"},\"headline\":\"Intervista a Luigi Filippo Morelli: &#8220;La passione per la moda, Gattinoni e la mia Aquino&#8221;\",\"datePublished\":\"2026-07-13T12:36:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-07-13T17:48:06+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/#webpage\"},\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/intervista-a-luigi-filippo-morelli-la-passione-per-la-moda-gattinoni-e-la-mia-aquino\/#primaryimage\"},\"keywords\":\"aquino,armani,arte,federico,gattinoni,Luigi filippo morelli,moda,mondo,passione,roma,sfilate,umbria,valentino\",\"articleSection\":\"Storie\",\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#\/schema\/person\/0282026686a4dfdefd08e7427e211bde\",\"name\":\"Libero\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/4c806f8b8ec95e54d0226b03705acdbb137424661434ae65ed6fe0fffc87d15e?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Libero\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO Premium plugin. -->","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16938","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16938"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16938\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16948,"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16938\/revisions\/16948"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16933"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16938"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16938"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16938"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}