{"id":17296,"date":"2026-09-20T11:26:04","date_gmt":"2026-09-20T09:26:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/?p=17296"},"modified":"2026-09-20T11:34:50","modified_gmt":"2026-09-20T09:34:50","slug":"viaggio-nei-promessi-sposi-lintroduzione-al-romanzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aquinocresce.it\/home\/viaggio-nei-promessi-sposi-lintroduzione-al-romanzo\/","title":{"rendered":"Viaggio nei \u201cPromessi sposi\u201d \u2013 L\u2019introduzione al romanzo"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Ricordo bene che, alle scuole medie, ho imparato che Alessandro Manzoni ha finto di scrivere <i>I promessi sposi <\/i>prendendo spunto dal manoscritto di un anonimo secentesco. Scopo di questa simulazione sarebbe stato il tentativo, da parte sua, di accreditare l\u2019idea che il suo romanzo parlasse solo ed esclusivamente della Lombardia del Seicento, cos\u00ec da poter criticare la dominazione austriaca del suo tempo senza doverla nominare direttamente.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Poi, crescendo, sono tornato a misurarmi coi <i>Promessi sposi <\/i>e ho capito che le cose erano un po\u2019 pi\u00f9 complesse. La censura austriaca non aveva l\u2019anello al naso: nessuno avrebbe davvero creduto che Manzoni si era messo a riscrivere in versione moderna un manoscritto di due secoli prima, n\u00e9, del resto, il romanzo fa nulla per far credere che il ritrovamento di quello scartafaccio sia veramente avvenuto. Quest\u2019espediente narrativo \u2013 tra l\u2019altro non originalissimo, visto che l\u2019avevano gi\u00e0 praticato Ludovico Ariosto, Miguel de Cervantes e Walter Scott \u2013, piuttosto, nasce con l\u2019intento di mettere in chiaro il patto narrativo tra autore e lettore implicito.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Lo so: mi sono messo a fare il professore, parlando come parlano tutti quelli che masticano pi\u00f9 o meno quotidianamente di tecniche narrative. Dunque, per essere pi\u00f9 chiaro, devo dire quanto segue: il \u201cpatto narrativo\u201d \u00e8 un accordo implicito che tutti noi, senza neanche rendercene pienamente conto, stringiamo con l\u2019autore di una qualsivoglia opera di fantasia nel momento in cui ci accingiamo a fruirne. Perch\u00e9 noi sappiamo che Renzo e Lucia non sono mai esistiti, che la loro vicenda \u00e8 frutto dell\u2019immaginazione di Alessandro Manzoni e che, dunque, quello che stiamo leggendo non \u00e8 reale.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Tuttavia, mentre sfogliamo <i>I promessi sposi<\/i>, noi accettiamo di <i>fingere di credere che quella storia sia vera<\/i> e di reagire alle sue vicissitudini come se fossero qualcosa di reale. Pensiamo ai momenti divertenti regalatici da un Don Abbondio: perch\u00e9 ci fanno sorridere o ridere, se non sono mai accaduti? E perch\u00e9 Don Rodrigo ci indigna, se la sua esistenza \u00e8 fatta solo di carta? Semplice: perch\u00e9, mentre ci confrontiamo con loro, noi abbiamo <i>sospeso <\/i>la nostra naturale incredulit\u00e0. Un po\u2019 come quando guardiamo un film <i>horror <\/i>o <i>splatter <\/i>e ci spaventiamo o disgustiamo di fronte a mostri e spargimenti di sangue che sappiamo essere finti.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Naturalmente, un \u201cpatto\u201d, per essere tale, ha bisogno di pi\u00f9 contraenti, ovvero di pi\u00f9 persone che lo sottoscrivono. E dunque, se noi, che siamo lettori, accettiamo di fare a meno della nostra incredulit\u00e0, che cosa si impegna a fare, dall\u2019altro lato della barricata, l\u2019autore? Risposta: si impegna a rendere credibile la sua storia. Insomma: promette che la racconter\u00e0 bene. Talmente bene che chi la legger\u00e0 avr\u00e0 la sensazione di avere a che fare con persone in carne e ossa e non con ombre della sua immaginazione.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Giunti a questo punto, bisogna prevenire l\u2019obiezione del critico pedante, il quale potrebbe dirmi che la nozione di \u201cpatto narrativo\u201d \u00e8 stata esplicitamente formulata solo nel Novecento e che, dunque, Alessandro Manzoni non poteva conoscerla. Ed \u00e8 vero: l\u2019espressione da me usata \u00e8 presente negli scritti di Umberto Eco e Philippe Lejeune e nessuno scrittore ottocentesco l\u2019avrebbe usata. \u00c8 anche vero, per\u00f2, che questa categoria non dice agli scrittori come devono comportarsi, ma si limita a descrivere il modo in cui, fattivamente, si comportano. Un pesce non ha in mente il significato del verbo \u201cnuotare\u201d, eppure nuota meglio di qualsiasi campione olimpico che, viceversa, quella nozione ce l\u2019ha ben presente.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">E poi diciamo pure che, s\u00ec, gli autori del primo Ottocento non parlavano di \u201cpatto narrativo\u201d, ma nei loro scritti si soffermano continuamente sul fatto che il lettore, confrontandosi con l\u2019opera dello scrittore, deve fingere di ritenerla vera: si pensi a Samuel Coleridge, che parla di \u201csuspension of disbelief\u201d (\u201csospensione dell\u2019incredulit\u00e0\u201d) o allo stesso Alessandro Manzoni, che nel saggio <i>Del romanzo storico <\/i>ragiona in modo quasi ossessivo su quello che a lui sembra essere un \u201cinganno\u201d dell\u2019autore nei confronti del lettore.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Posso tornare al testo manzoniano? Non ancora. Prima devo chiarirmi sul significato delle nozioni di \u201cautore implicito\u201d e \u201clettore implicito\u201d poco sopra messe in campo. Perch\u00e9 l\u2019autore reale, nel caso dei <i>Promessi sposi<\/i>, \u00e8 Alessandro Manzoni: l\u2019uomo che, mentre scriveva il romanzo, sapeva di avere a che fare coi guai procuratigli dai figli, con le malattie e i lutti che la vita non gli ha risparmiato, con la gestione dei suoi possedimenti terrieri ecc. L\u2019autore implicito del libro, viceversa, \u00e8 l\u2019immagine che di lui abbiamo mentre lo leggiamo: l\u2019uomo che vuole raccontare la storia di Renzo e Lucia, che ritiene \u201csventurata\u201d la monaca di Monza, che reputa interessanti i tormenti della notte dell\u2019Innominato ecc. Il primo \u00e8 un individuo storicamente determinato: il secondo \u00e8 la sua versione \u201cridotta\u201d, quasi una finzione letteraria.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Lo stesso pu\u00f2 dirsi per il \u201clettore implicito\u201d. Quasi tutti gli scrittori, infatti, dicono di disinteressarsi del potenziale pubblico dei loro lettori e di scrivere semplicemente mossi dal desiderio di esprimere s\u00e9 stessi. Ma vogliamo dirla tutta? Non \u00e8 vero. Se lo fosse, non pubblicherebbero quel che scrivono e non si dedicherebbero, con cura spesso maniacale, alla revisione testuale di quanto messo nero su bianco. La verit\u00e0 \u00e8 che tutti gli scrittori, mentre si dedicano alle loro opere, hanno in mente un modello ideale di lettore: il prototipo del lettore a cui intendono rivolgersi. \u00c8 come se si rivolgessero a un interlocutore ideale: un \u201ctu\u201d immaginario a cui, continuamente, chiedono se quel che stanno scrivendo va bene o va male.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Ancora una volta, Manzoni non poteva avere in mente queste categorie, ma di fatto il suo modo di scrivere \u00e8 da esse molto ben descritto. Tutta la prima parte dell\u2019<i>Introduzione <\/i>ai <i>Promessi sposi<\/i> \u00e8, infatti, programmaticamente insopportabile e serve a mostrare al suo lettore implicito l\u2019assurdit\u00e0 di una certa prosa italiana. \u00c8 il famoso manoscritto dell\u2019anonimo secentesco: \u201crozzo e insieme affettato\u201d, pieno di \u201cdeclamazioni ampollose, composte a forza di solecismi pedestri\u201d e tutto gonfiato da \u201cquella goffaggine ambiziosa, ch\u2019\u00e8 il proprio carattere degli scritti di quel secolo, in questo paese\u201d, come dice il narratore del romanzo. Ci ricorda qualcosa o qualcuno? A me, se devo essere sincero, ricorda tanta retorica professorale ancora oggi in voga \u2013 segno del fatto che il lupo, in Italia, perde il pelo ma non il vizio.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Dopo aver suscitato questo sconcerto, il nostro narratore \u2013 che, attenzione, \u00e8 cosa diversa dall\u2019autore sia reale che implicito! \u2013 entra in scena e dichiara di essere intento a trascrivere il manoscritto da cui ha preso questo brano ma, anche, di essersi scocciato: \u201cMa quando io avr\u00f2 durata l\u2019eroica fatica di trascriver questa storia (\u2026) si trover\u00e0 poi chi duri la fatica di leggerla?\u201d. Insomma: sta dicendo che, se quella pagina ci ha annoiato, abbiamo perfettamente ragione.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Anche per lui, trascriverla \u00e8 una fatica addirittura \u201ceroica\u201d, tanto \u00e8 irritante lo stile di chi l\u2019ha messo nero su bianco. Al momento di richiudere tutto nel cassetto, per\u00f2, il narratore ha un ripensamento. La prosa dello scartafaccio \u00e8 infatti insopportabile, ma la storia in esso raccontata \u00e8 bella e istruttiva e sarebbe il caso di non lasciarla dispersa: \u201c(\u2026) in quanto storia, pu\u00f2 essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella. \u2013 Perch\u00e9 non si potrebbe, pensai, prender la serie de\u2019 fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura?\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Insomma: perch\u00e9 buttare via il bambino insieme all\u2019acqua sporca?, pensa il narratore. Togliamo di mezzo quella scrittura, ma teniamoci la storia che racconta: restiamo fermi ai fatti narrati e riscriviamoli adottando un linguaggio nuovo. Si potrebbe dire: diamo a questa vicenda il linguaggio del <i>vero<\/i>, dell\u2019<i>interessante <\/i>e dell\u2019<i>utile<\/i>, ovvero di quelle categorie che Manzoni aveva privatamente teorizzato nella lettera a Cesare D\u2019Azeglio nel 1823.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">Ciascuna di queste tre parole meriterebbe una trattazione a parte, ma capisco che il mio lettore implicito si sta ribellando alle lungaggini del discorso fin qui sviluppato. Cos\u00ec, per concludere questa prima tappa nel romanzo manzoniano, dico tre cose semplici. Primo: in questa <i>Introduzione<\/i>, il buon Manzoni sta conducendo una garbata e ironica polemica nei confronti della tradizione letteraria e storiografica italiana, che scambia l\u2019ampollosit\u00e0 oscura per profondit\u00e0. Secondo: sta dicendo che il suo romanzo si fonda su un solido lavoro di ricerca storica nel quale, per\u00f2, l\u2019autore ha introdotto il suo sguardo di uomo di lettere. Terzo: sta dicendo che spera che, dopo aver chiuso il romanzo, i suoi lettori sentano di aver imparato qualcosa.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\">E io, che ho imparato dai <i>Promessi sposi<\/i>? Diciamo cos\u00ec: per rispondere a questa domanda, devo ripercorrere il romanzo per intero. Che \u00e8 esattamente quel che ho intenzione di fare con questa serie di articoli.<\/p>\n<p><strong>Tommaso Di Brango<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordo bene che, alle scuole medie, ho imparato che Alessandro Manzoni ha finto di scrivere I promessi sposi prendendo spunto dal manoscritto di un anonimo secentesco. 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