“Una grande gioia per tutti gli italiani, indubbiamente. Non paragonabile però a quella vissuta dai nostri connazionali residenti in Germania”, affermò una volta Marcello Lippi. E’ vero, li avevamo già battuti nel 1970 e nel 1982. Ma non a casa loro. Alla vigilia Gattuso aveva citato i trascorsi in terra ‘teutonica’ di suo papà, ricordando che là aveva ancora dei familiari. Al termine di quella storica semifinale, Rino pianse.
Quanto lo sport significa anche riscatto. Forse era destino che dovessimo vincerlo noi quel Mondiale, considerato che tra le Nazionali partecipanti la nostra aveva il maggior numero di abitanti nella -ormai ex- ‘locomotiva d’Europa’. O forse perché loro dovevano ‘restituirci’ il favore di sedici anni prima…
Non dimenticate che a Dortmund non avevano mai perso. Prima del fischio d’inizio, dagli altoparlanti si sentirono le note di ‘Un’estate italiana’: una provocazione? “Per noi furono una grande carica”, disse Marco Materazzi.
Era martedì quel 4 luglio 2006: sono trascorsi due decenni. Grosso e Del Piero, nei concitati supplementari, sentenziarono la sconfitta tedesca spalancandoci le porte della finale. Quella del trionfo, ai rigori, contro gli storici rivali francesi.
Il nostro quarto e ultimo mondiale. Lo sport, la dignità e il riscatto: andate a rivedervi quella scena di “Mezzo destro, mezzo sinistro, due calciatori senza pallone” nella quale Andrea Roncato e gli altri si divertono in un ristorante in Germania.
Antonio Capotosto
