Nei dintorni di New York, Spagna e Argentina hanno un appuntamento con la storia, ma non avranno problemi di incomprensione. La finale di un Mondiale di calcio è un evento eccezionale, che si ripete con cadenza quadriennale. Ma l’incontro, proprio all’ultimo atto del torneo, tra due nazionali che parlano la stessa lingua, marca un secolo intero, al pari del passaggio di una cometa. Uno scenario del genere si era verificato solo una volta, nel 1930, quando a Montevideo si affrontavano i padroni di casa – nonché futuri vincitori – dell’Uruguay e proprio l’Argentina.
Oggi, la Roja e l’Albiceleste, oltre a parlare lo stesso idioma – con alcune sottili differenze – sul terreno di gioco condividono la stessa filosofia: quella dell’olismo applicato al fútbol, in cui il collettivo non è la semplice somma dei protagonisti in campo, ma il risultato di una ricetta pensata e concretizzata, dopo un lungo lavoro, dai rispettivi commissari tecnici.
Per Luis de la Fuente e Lionel Scaloni – uomini al servizio della federazione in un tempo di allenatori giramondo – gli ingredienti necessari sono acume tattico, senso di appartenenza e un pizzico di coraggio che non guasta mai, già richiesto per superare corazzate come la Francia e l’Inghilterra, alla vigilia favorite per l’approdo in finale.
Se volessimo individuare una foto-copertina per introdurre questa finalissima, non esiteremmo a scegliere quella che vede protagonista un adolescente Lionel Messi che fa il bagnetto al neonato Lamine Yamal (foto in alto di Joan Monfort). Quello scatto, realizzato per un’iniziativa benefica dell’UNICEF nel 2007, oggi unisce sacro e profano: sembra il battesimo del campione a chi potrebbe diventare il suo erede.
Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, si potrebbe pensare che si tratti di un’immagine manipolata a posteriori. E invece no: le traiettorie della vita e del pallone hanno voluto che quei due fuoriclasse si ritrovassero sul più grande palcoscenico che il calcio possa offrire, a 19 anni di distanza dal loro primo – e fin qui unico – incontro.
Comunque vada, sarà una giornata memorabile: ci sarà un passaggio di consegne tra Lionel e Lamine? O il diez argentino festeggerà di nuovo, a quattro anni di distanza?
Appuntamento a Nueva York, dove per una sera si parlerà la lingua del fútbol.
Mattia Agresti
