Fu il primo giornalista a condurre un telegiornale in Italia
Se n’è andato il 24 agosto 2020, venti giorni dopo Sergio Zavoli ed esattamente un anno prima di Mario Pennacchia. Un grande tra i grandi del giornalismo. E’ stato infatti il primo a condurre un telegiornale in Italia. Scrisse come corrispondente dall’estero per vari quotidiani. Come “La Stampa”, della quale fu anche direttore, dopo Alberto Ronchey e prima di Giorgio Fattori.
Ricevette il Premio alla Carriera. Salì inoltre al Colle…come consigliere delle relazioni esterne prima com Carlo Azeglio Ciampi e poi con Giorgio Napolitano. Nei giorni scorsi, verso il centenario, Rita Dalla Chiesa ha espresso parole toccanti in suo favore. Il 17 luglio 1926 nacque Arrigo Levi.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo ha ricordato così:
«Arrigo Levi oggi avrebbe compiuto cento anni. Narratore curioso, colto e appassionato, maestro di giornalismo, è stato testimone di valori civili che ha messo a servizio della Repubblica quando è stato chiamato a ruoli di rilievo. Da ragazzo, membro di una famiglia della comunità ebraica modenese, a causa delle leggi razziali, fu costretto con la famiglia alla fuga in Argentina. Tornò nel nostro Paese per completare gli studi e vivere, in ambienti laici e antifascisti, il tempo della costruzione democratica. Il giornalismo divenne presto la sua professione, che non interruppe neppure quando si recò in Israele a difesa della nascita del nuovo Stato.
“La passione di scoprire e di raccontare, prosegue il Capo dello Stato, lo ha portato a Londra e poi a Mosca, consentendogli di conoscere come pochi il mondo che stava cambiando. Entrato in Rai, fu il primo giornalista a condurre il telegiornale. Divenuto direttore de “La Stampa”, fu in seguito collaboratore di prestigiose testate estere, professionista sobrio e misurato tra i più stimati da ascoltatori e lettori. La sua autobiografia “Un paese non basta” è espressione di questo percorso di formazione e vita, ritratto del Novecento. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi lo volle al suo fianco al Quirinale come Consigliere. Incarico che poi continuò a svolgere con il presidente Giorgio Napolitano. In questa veste, forte della cultura e dell’esperienza maturate, portò la coerenza di un’esistenza vissuta ispirandosi ai valori della Costituzione. Una figura, la sua, che merita di essere ricordata dalla nostra comunità».
Antonio Capotosto
