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    Home»Società»Caso Mollicone, venticinque anni dopo – La cugina Gaia: “Continuiamo a combattere per la verità”
    Società

    Caso Mollicone, venticinque anni dopo – La cugina Gaia: “Continuiamo a combattere per la verità”

    2 Giugno 20266 Mins Read
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    Letture Articolo: 479

    Ci sono fatti che l’incedere del tempo dilata ma non cancella, cristallizzati nelle memorie e nelle coscienze. La drammatica vicenda di Serena Mollicone è uno di questi. Una morte misteriosa e violenta che – venticinque anni fa – colpì duramente il nostro territorio, sprofondando nel dolore un’intera comunità che, ancora oggi, si interroga sui come e i perchè di quel tragico epilogo. Una studentessa strappata alla vita troppo presto, appena maggiorenne, scomparsa il 1 giugno del 2001 dal suo paese, Arce, e rinvenuta cadavere due giorni dopo nel bosco di Fontecupa, in località Anitrella, a una manciata di chilometri dalla sua abitazione. Una vicenda giudiziaria lunga un quarto di secolo e scandita da depistaggi, strani suicidi, testimonianze contraddittorie, fino a quando i sospetti si sono concentrati sulla caserma di Arce, secondo gli inquirenti il luogo dove la povera ragazza conobbe la morte prima di essere trasportata in quel bosco.

    In questi lunghi anni la famiglia di Serena non ha mai mollato, battendosi con dignità e feroce determinazione per la ricerca della verità. Simbolo della battaglia giudiziaria è stato papà Guglielmo, che ha commosso un’intera Nazione fino ad arrendersi nel maggio 2020, sopraffatto da un dolore indicibile. L’insegnante di Arce ha lasciato il testimone alla nipote Gaia Fraioli, in attesa che la giustizia faccia pienamente luce sulla vicenda. La speranza si è riaccesa dopo che la Cassazione ha disposto l’annullamento del processo di  secondo grado. Tutto da rifare. Serena è diventata così il simbolo della violenza sulle donne, il suo volto campeggia sui vessilli allo stadio, quel graffito “Serena vive” non appartiene solo ad Arce, ma è patrimonio di chi ancora crede nella giustizia. Perchè certe persone si trasformano in emozioni e diventano bandiere. Per sempre.

     

    Gaia, un tuo ricordo di Serena 25 anni dopo…

    “Lei e zio Guglielmo mi accompagnano ogni giorno. Venticinque anni sono un tempo lunghissimo, ma ci sono ferite che non conoscono il calendario. Il dolore cambia forma, forse diventa più silenzioso, ma non scompare mai. Quello che resta è il desiderio di verità e giustizia, non solo per la nostra Serena ma per la dignità di ogni persona che non può più far sentire la propria voce”.

    Quanto credi nella giustizia?

    “Continuo a crederci, nonostante tutto, perchè senza quella speranza sarebbe impossibile andare avanti. In questi anni ci sono stati anche momenti di scoraggiamento, rabbia e amarezza, ma ho imparato che arrendersi significherebbe tradire la memoria di chi abbiamo amato. La giustizia può essere lenta e imperfetta, ma rappresenta ancora il valore più importante a cui affidarsi quando si cerca la verità”.

    Serena è diventata il simbolo della lotta contro il femminicidio…

    “Sì. Se la sua storia può contribuire a sensibilizzare le coscienze e a proteggere altre donne, allora il suo ricordo continua a parlare e a lasciare un segno importante. Il femminicidio è una delle ferite più profonde della nostra società: non è solo un fatto di cronaca, ma un problema culturale che richiede educazione, rispetto e responsabilità da parte di tutti”.

    In questi lunghi anni hai incontrato tante persone sul tuo cammino per la verità: chi ti senti di ringraziare?

    “Ho avuto la fortuna di conoscere gente straordinaria, capace di sostenerci nei momenti più bui e difficili. Persone che non ci hanno mai lasciati soli, che ci hanno ascoltato senza giudicare accompagnando il nostro cammino con discrezione e umanità. Difficile fare nomi perchè rischierei di dimenticare qualcuno, ma porto nel cuore ogni gesto di vicinanza, ogni parola di conforto e ogni abbraccio ricevuto. Un ringraziamento speciale va anche a chi, pur essendo lontano, continua a farci sentire la propria presenza con un messaggio, un pensiero, una preghiera o una parola gentile”.

    La città di Pontecorvo sta per intitolare una via a Serena…

    “Pontecorvo sta per compiere un gesto dal valore umano e simbolico immenso. E’ un riconoscimento che ci emoziona profondamente, perchè significa che il ricordo di Serena continua a vivere nella memoria collettiva e nel cuore di una comunità che non ha mai dimenticato. Sapere che il nome di Serena sarà custodito in un luogo di Pontecorvo rappresenta non solo un omaggio alla sua memoria, ma anche un messaggio di sensibilità, di impegno civile e di attenzione verso temi che non possono e non devono essere ignorati”.

    Il processo d’appello bis, intanto, è ripartito con nuove e importanti testimonianze…

    “Credo che ogni testimonianza, soprattutto dopo così tanti anni, debba essere ascoltata con grande attenzione e rispetto. Le dichiarazioni della Da Fonseca, così come tutti gli altri elementi che stanno emergendo nel processo bis, meritano di essere approfondite e verificate fino in fondo, senza pregiudizi e superficialità. La decisione della Cassazione di disporre un nuovo processo d’appello, del resto, nasce proprio dall’esigenza di riesaminare aspetti che, secondo i giudici, meritavano ulteriori valutazioni e approfondimenti”.

    Ritieni che Santino Tuzi sia l’elemento centrale di tutta questa vicenda?

    “E’ una figura fondamentale, perchè è stato l’ultimo testimone ad aver dichiarato di aver visto Serena entrare in caserma la mattina del 1 giugno 2001. Le sue parole hanno rappresentato uno dei passaggi più importanti dell’inchiesta e continuano ancora oggi ad avere un peso enorme nel processo”.

    Come ricorderete Serena in occasione di questo ennesimo e triste anniversario?

    “Il 2 giugno la ricorderemo con la stessa emozione di sempre, ma il nostro impegno non si esaurisce in una sola giornata. Serena merita di essere ricordata ogni giorno, non solo per ciò che le è accaduto, ma per la persona che era, per i suoi sogni e per il messaggio che la sua storia continua a trasmettere”.

    Avete altre iniziative in cantiere?

    “Ce ne sono diverse. Il nostro obiettivo è quello di mantenerne vivo il ricordo, coinvolgendo le nuove generazioni e promuovendo la cultura della legalità, del rispetto e della non violenza. Alcuni progetti sono già in fase di realizzazione, altri stanno prendendo forma, ma tutti hanno un obiettivo comune: fare in modo che il nome di Serena continui a essere un simbolo di verità, giustizia e impegno civile. Il nostro desiderio è che Serena non venga ricordata solo nelle ricorrenze, ma attraverso iniziative concrete, momenti di riflessione, incontri, progetti culturali che possano lasciare un segno nel tempo. Finché ci saranno persone disposte a ricordarla e a chiedere verità e giustizia, Serena continuerà a vivere nella memoria e nel cuore di tutti noi”.

     

    Libero Marino

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