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    Home»Società»Palio della Contea di Aquino, intervista a Simone Di Nallo: “Orgoglioso della mia San Marco”
    Società

    Palio della Contea di Aquino, intervista a Simone Di Nallo: “Orgoglioso della mia San Marco”

    13 Settembre 20267 Mins Read
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    Il Palio lo ha sempre affascinato. Sin dal 2014, quando, da giovane contradaiolo, indossava con orgoglio i colori della sua squadra. E’ Simone Di Nallo l’uomo copertina della nona edizione della festa. A dispetto dell’età (è il più giovane dei capi-contrada con i suoi 30 anni da compiere il prossimo dicembre), si è preso la scena con personalità, conducendo San Marco al terzo successo.

    Una vittoria senza ombre, figlia anche del suo prezioso lavoro dietro le quinte. Una regia perfetta. Così Simone ha conquistato il Palio 2026 con merito, in un finale da brivido già consegnato agli archivi della festa.

    Nella vita si occupa di software, la tecnologia è il suo pane quotidiano. Tratto garbato ed eloquio fluido, Simone mi racconta la sua entusiasmante avventura del Palio al bar la “Fontana”, ultimo baluardo di quelle “Crucela”, a cui, insieme ai suoi ragazzi, ha sottratto lo scettro. Con la sua feroce determinazione ha portato di nuovo la periferia al potere. E – non pago del tris – è pronto a lanciare nuove sfide.

    Simone, complimenti per la meritata vittoria: che Palio è stato?

    “Una grandissima emozione. Un successo meritato quanto sofferto arrivato grazie agli ultimi tre giochi, quelli dove eravamo meno accreditati: corsa con la botte, corsa con la carriola dei Dop e stroncone. Nelle altre discipline non eravamo stati brillanti: la corsa con i sacchi (dove avevamo calato il jolly)  la corsa con la cannata e il tiro alla fune (nostra storica specialità) non avevano fatto registrare grossi punteggi. Siamo stati superlativi nel finale: faccio i miei complimenti ad Andrea Porcu, Maurizio Baù (al suo esordio alla botte), a Domenico Sarienti e a suo figlio Diego per le loro straordinarie prestazioni, che hanno spostato l’inerzia del Palio a nostro favore”.

    Alla vigilia quanto ci credevate? 

    “Conoscevamo il nostro valore. Il Palio, del resto, ci ha sempre visti protagonisti, a eccezione del secondo anno, il mio unico cruccio di questi dodici anni esaltanti. C’eravamo allenati bene, ai nastri di partenza si presentava una squadra rinnovata e pronta, come sempre, a dare battaglia in Piazza. Volevamo interrompere il lungo digiuno, i risultati per fortuna ci hanno dato ragione. Complimenti, comunque, ai miei colleghi Enzo Pellegrini (Canapine) e Francesco Caporicci (Filetti) per lo straordinario Palio disputato”.

    Un tris che vi avvicina, nell’albo d’oro, a Crucela, in attesa della decima edizione…

    “Sì, è vero. E siamo orgogliosi. Quella di Claudio Iadecola è da sempre una squadra estremamente competitiva. Quest’anno sono stati sfortunati e noi ne abbiamo approfittato. Si preannuncia, negli anni, un duello affascinante, modello Juve – Inter (ride, ndr)”.

    Al secondo anno da capo-contrada hai fatto centro: come si dirige una squadra del Palio?

    “Onori e oneri. I miei predecessori mi avevano avvertito: “Simone, fare il capo-contrada non è semplice”. E avevano ragione. E’ un ruolo, il nostro, che richiede il massimo impegno. Sono stato investito di questa responsabilità nel 2025, quando ho raccolto il testimone di Maria Antonietta Di Brango, la madre di Emanuele Di Nardi, protagonista della storica doppietta targata 2017/2018, la squadra più forte, a mio avviso, che San Marco abbia mai avuto. Sono orgoglioso di poter proseguire il loro prezioso lavoro”.

    Che contrada è la vostra?

    “Siamo un mix di veterani e giovani. Abbiamo parentele e amicizie un po’ in tutte le contrade. San Marco abbraccia un territorio piuttosto vasto, possiamo fare leva su una base solida composta da circa 30 persone che si mettono al servizio della contrada. Per aumentare il nostro livello di competitività, abbiamo attinto atleti anche da fuori, ma questo non ha intaccato l’identità della nostra contrada. Siamo un gruppo coeso, fatto di persone genuine e speciali, che onorano ogni anno la nostra squadra. Da noi si respira un bel clima, c’è quel giusto entusiasmo che noi, puntualmente, riversiamo nei giochi”.

    Il gioco che più ti affascina?

    “Vado controcorrente: la corsa con la cannata. Per me è anche più bello ed emozionante del tiro alla fune. Ha un livello di difficoltà notevole. Quest’anno non è andata bene, la nostra Asia Vecchio (che aveva trionfato a Castrocielo) è stata sfortunata. E, quanto ai giochi, mi permetto di aggiungere una cosa…”

    Prego…

    “Li riporterei a nove. Mi piacerebbe l’idea di tornare all’antico con sette discipline fisse e altre due che variano di anno in anno. I giochi ispirati alla tradizione sono tanti, mi rendo conto che non è facile spalmarli in due serate, magari si potrebbe valutare l’ipotesi di una tre giorni di gare. Ma è solo un mio piccolo suggerimento per il futuro, il Palio va già benissimo così, ci mancherebbe”.

    Quando è sbocciata la tua passione per il Palio?

    “Mi sono innamorato subito. Nel 2014, quando tutto ha avuto inizio, avevo appena diciotto anni e mi cimentavo come atleta nelle varie discipline. La prima capo-contrada, Jenny D’Aguanno (che oggi fa parte del Comitato), fece un lavoro straordinario coinvolgendo tante persone, prima di essere sostituita da Giovanna Sacco. Io le davo una mano a livello organizzativo, poi c’era il mio grande amico Simone Trapani, che oggi vive lontano da Aquino, a dare il suo prezioso contributo. Una persona meravigliosa. A proposito, ti racconto una chicca”…

    Dimmi pure…

    “Fu lui a disegnare il leone che campeggia sulle nostre maglie. Era talmente innamorato dei nostri colori che decise di farci questo bellissimo omaggio. Io lo rassicurai: “Simone, fino a quando io farò parte della squadra di San Marco, il tuo leone continuerà a essere lì”. Un ragazzo straordinario, dedico anche a lui la nostra vittoria”.

    Altre dediche?

    “Alla mia gente, a Nicola, Maurizio e Daniele per il loro costante supporto. A mio padre Giuseppe, storico contradaiolo e atleta alla fune, sempre prodigo di consigli nei miei confronti. Poi un pensiero affettuoso ad Alessia, la mia ragazza, con la quale, proprio lo scorso agosto, ho tagliato il traguardo dei dieci anni di fidanzamento. Un anniversario speciale che ha portato bene. E, infine, un ringraziamento particolare al nostro grande Domenico Sarienti, l’emblema della nostra squadra, una pedina preziosa. Già nel 2017, con lo stroncone (insieme a Mirko Di Vetta), ci regalò la prima vittoria, quest’anno si è ripetuto con una prestazione sontuosa ribaltando le sorti del Palio”.

    Se pronuncio la parola Palio, che ti viene in mente?

    “E’ una festa fantastica, il trionfo delle nostre antiche e nobili tradizioni. E’ un momento solenne dove tutta la comunità si ritrova. Ed è bellissimo. Il Palio non è solo circoscritto ai giochi popolari di settembre, ma inizia molto prima con i duri allenamenti e le feste di contrada, altre occasioni preziose di aggregazione e divertimento. Grazie al Palio, negli anni, ho avuto modo di instaurare nuove amicizie cementando quelle vecchie. E’ un qualcosa difficile da spiegare, lunga vita alla festa”.

    Inaugurato, come sempre, dai bimbi aquinati…

    “Sì, una festa nella festa. Vedere ogni anno i loro contagiosi sorrisi mi ripaga dei mille sacrifici fatti. Sono loro il futuro della manifestazione, abbiamo il dovere di coltivarli bene. Sono orgoglioso, oggi più che mai, per il terzo posto dei nostri bimbi (il nostro miglior piazzamento al mini-Palio), segno che anche i più piccoli, forgiati dal nostro encomiabile Davide Ammora, stanno crescendo con lo spirito giusto”.

    Un impegno, il tuo, a 360 gradi: hai anche realizzato il nuovo sito ufficiale www.paliodiaquino.it …

    “Sì. Il presidente Vellone mi ha chiesto questa cortesia e io non mi sono sottratto. Una doverosa apertura al nostro Comitato, con il quale si è instaurata la giusta sinergia. Il Palio mi ha fatto crescere molto a livello umano e professionale, e glielo dovevo. Ho avviato il nuovo progetto, è un portale che presto si arricchirà di moltissimi contenuti, una vetrina elegante e curiosa”.

    Dopo la sfilata per le vie del centro, quando festeggerete la vittoria?

    “Per sabato 26 settembre stiamo preparando la festa di ringraziamento, l’ultimo atto ufficiale del Palio 2026. Sarà un altro momento significativo di condivisione, dove premieremo i nostri atleti e saluteremo tutte le altre contrade cittadine”.

    In attesa della decima edizione.

    Libero Marino

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