C’è stato un tempo in cui molta gente sognava di scrivere su un giornale. Oppure di mettere una cuffia per descrivere e raccontare più cose. Anche le proprie emozioni. Mezzo secolo fa Eugenio Scalfari fondava “Repubblica”, Lucio Battisti pubblicava uno dei dischi più importanti (“La batteria”, “Il contrabbasso”, eccetera), Felice Gimondi vinceva il suo ultimo Giro d’Italia, il Torino conquistava il settimo scudetto, Giovanni Trapattoni e Antonio Cabrini approdavano alla Juventus, nascevano tanti futuri campioni del calcio e Nadia Comaneci centrava la perfezione a Montreal. Senza dimenticare che nel capoluogo piemontese iniziava il processo al nucleo storico delle Br.
Il 28 luglio 1976, quattro giorni prima dell’incidente di Niki Lauda al Nurburgring, la sentenza numero 202 della Corte Costituzionale sancì la legittimità delle trasmissioni via etere su scala locale da parte di soggetti privati. Nasceva il fenomeno delle ‘radio libere’. Un pezzo di storia del secondo dopoguerra italiano.
Ognuno di noi, dagli adolescenti ai più grandi, ne ha almeno a cuore una in particolare. Anche più di una. C’è stato un tempo in cui, come Ivan Benassi detto “Freccia”, credevamo in qualcosa. E non solo nei riff di Keith Richards.
Antonio Capotosto
