E’ nato a Roma, è cresciuto tra gli eleganti quartieri di Prati e Flaminio, nel cuore della Capitale. Poi ha girato il mondo, alla ricerca di continue contaminazioni e sperimentazioni. Sergio Caputo ne ha fatta di strada da quel 1983, anno del suo primo album, quel “Sabato italiano” che lo consacrò presso il grande pubblico.
Che ancora oggi, a distanza di anni, apprezza la sua particolare sensibilità musicale, un mix intrigante tra jazz e pop, che è da sempre la sua cifra artistica. Lo intervisto a pochi giorni dal concerto di Gaeta.
La sua esibizione in trio segnerà il debutto del “Sunset Festival” della bella cittadina pontina. “E’ la prima volta che faccio un concerto a Gaeta, mi racconta al telefono dalla Francia, non le nascondo che sono molto curioso”. Sarà un sabato italiano tutto gaetano.
Che concerto sarà?
“Ho due formazioni: una big band e un trio. A Gaeta sarà di scena quest’ultimo. Le mie due compagne di viaggio saranno due musiciste straordinarie come Fabiola Torresi (al basso) e Ophelie Laroche (batteria). La formazione trio è più elastica, mi permette di spaziare molto, sarà una scaletta di brani molto aperta: si preannuncia un concerto molto vivace e interessante”.
La sua carriera nasce molti anni fa: a chi si è ispirato?
“I miei maestri sono stati Cole Porter e Fats Waller, due mostri sacri della musica Jazz. Ho sempre amato il jazz vestito da pop. Ho iniziato ispirandomi a loro, muovendomi con assoluta libertà, per portare in Italia una musica che prima non c’era. Ho cercato di raccontare storie, emozioni e rapporti interpersonali. Non mi aspettavo tanto successo”.
Il momento più esaltante della sua lunga carriera?
“Spero debba ancora arrivare (ride, ndr). Ho una certa età, non sono in pensione e devo lavorare ancora tanto. Ho mille idee, lavoro a diversi progetti. Intanto mi adeguo al mondo musicale attuale…”
Cioè?
“Tiro fuori un singolo ogni due mesi. L’ultimo si chiama “Mi chiamo Gatsby” che Radio Capital ha mandato in onda nei giorni scorsi”.
Le piace la musica di oggi?
“E’ cambiato tutto rispetto ai miei esordi. Sono passati tanti anni. Gente come Paoli, Dalla, De Andrè e De Gregori oggi farebbe molta fatica ad affermarsi”.
Lei ha partecipato per tre volte al Festival di Sanremo…
“Erano altri tempi. Io ho cantato con gente come Mia Martini, Carosone e Albano. Oggi la kermesse è diventata un grande spettacolo mediatico. Manca la qualità”.
C’è un brano a cui è particolarmente legato?
“Li amo tutti”.
Il suo rapporto con il pubblico?
“Molto bello ed empatico. Tra una canzone e un’altra, in verità, non comunico molto con la gente, a meno che ci sia un aneddoto particolare legato a qualche brano. Allora mi lascio andare e racconto”.
Gaeta è il prologo a una lunga stagione estiva…
“Sarà un’estate intensa, scandita da tanti appuntamenti. Dopo partiremo con il tour teatrale”.
Parola di Sergio Caputo.
Libero Marino
