“Quando torno ci vediamo, devo raccontarti tante belle novità”. Ci incontriamo il primo lunedì d’ottobre davanti a un buon aperitivo, il pretesto per la nostra bella chiacchierata. Costanzo è tornato il giorno prima da Parigi, dove da anni si è trasferito, e il mercoledì successivo deve ripartire. Il tempo stringe e così rompiamo gli indugi.
E’ quasi il tramonto di una giornata neghittosa e capricciosa: il cielo, livido di nubi, ribadisce l’epilogo dell’estate regalando la prima pioggia stagionale. Costanzo è un fiume in piena. Appena ci accomodiamo mi mostra, orgoglioso, alcune delle sue carte da collezione, una passione che negli ultimi anni lo ha letteralmente rapito e che potrebbe presto schiudergli un nuovo capitolo della sua vita.
Negli ultimi anni l’aquinate ha guadagnato una notevole visibilità sulle varie piattaforme on line, tanto da poter vantare circa 5000 followers. Numeri importanti che testimoniano la sua esponenziale crescita nell’ambito del “Trading Card”, un fenomeno che, partito dagli Stati Uniti, sta per attecchire bene anche in Europa. Costanzo ci crede, è entrato prepotentemente nel giro creando una rete fittissima di rapporti in tutto il mondo: ormai è pronto a lanciare la sua sfida.
Come nasce la tua passione?
“Collezionavo carte sportive, dal baseball al football americano, dal basket NBA al calcio. E così, convinto da alcuni amici, nel 2024 aprii una pagina Instagram, “Cocard”, dove ho iniziato a pubblicare contenuti. Poi, un giorno, la svolta…”
Raccontami…
“Marie e Andrea, i miei cugini francesi, mi regalarono un pallone autografato da Larry Bird, l’ex campione NBA. Feci una storia su Instagram nella quale taggai diverse stelle dei Boston Celtics, ricevendo, con mio sommo stupore, la visualizzazione di un grande giocatore come Jayson Tatum. Non stavo nella pelle, da lì è nato tutto”.
Come fai a conciliare il lavoro con la tua passione?
“Lavoro da circa vent’anni a Parigi, sono direttore di un ristorante e la mia giornata finisce intorno alle 23. Agli inizi, incurante della stanchezza, arrivavo fino all’alba a mettere contenuti sui social. Ora la pagina va da sola”…
Sei arrivato, intanto, a quasi 5000 followers…
“Sì, e sono orgoglioso che i miei canali siano frequentati da campioni del passato del calibro di Totti, Cannavaro, Zenden e Batistuta. La metà del popolo virtuale che mi segue è americana, gli Usa, del resto, sono la patria del collezionismo. Spero di andare presto negli Stati Uniti, a dicembre si terrà un importante convegno a Dallas, sarebbe una bella vetrina per dare ulteriore visibilità a quello che faccio. L’appuntamento più vicino è a Parigi dove, il prossimo 25 ottobre, sarà di scena la NFL: un’altra ghiotta occasione per il sottoscritto”.
Come funziona la compravendita delle carte?
“Avviene tutto on line. I principali canali sono tre: Vinted, Ebay e il francese Leboncoin. Su queste piattaforme, coadiuvato da mia moglie Caroline (che cura l’aspetto della comunicazione), acquisto e vendo carte certificate”.
Che cosa si intende per carta certificata?
“Una carta originale, non contraffatta. L’importante è che abbia quattro requisiti fondamentali: centratura, angoli, bordi e superficie. Gli esperti poi attribuiscono alla carta un punteggio numerico su una scala specifica che varia da 1 a 10. Il 10 è il valore massimo, significa che la carta è perfetta. Una volta valutata, la carta viene sigillata in una custodia rigida e trasparente con un’etichetta che mostra voto, codice di serie e altre caratteristiche del prodotto”.
Quella più appetita sul mercato?
“Resta quella di Michael Jordan, il mio idolo di sempre dopo Kobe Bryant. Il mercato delle sue carte è in continua evoluzione, una sua immagine certificata può arrivare anche a quindicimila euro. Se Michael un giorno vedesse una mia storia, sarei l’uomo più felice del pianeta”.
Quante carte hai?
“Sono arrivato a circa quindicimila. Nella mia casa di Parigi ho una cantina dove, all’interno di apposite e resistenti custodie, conservo gelosamente tutta la mia straordinaria collezione. L’ultimo acquisto, un box dei mondiali di Messico 1986, quelli vinti dall’Argentina di Maradona”.
A proposito di cantina: vino francese o italiano?
“Entrambi. La Francia è all’avanguardia, ma anche in Italia si producono ottimi vini”.
Una tua fotografia su Parigi…
“Bella, caotica ma soprattutto grigia”.
Aquino ti manca?
“Quando torno è sempre una forte emozione. E’ il luogo delle mie radici e dei miei affetti. Le vicissitudini della vita mi hanno portato lontano, ma Aquino è sempre nel mio cuore. Mi è dispiaciuto non seguire da vicino il Palio, ma l’ho vissuto attraverso i social: complimenti a tutti”.
Il tuo sogno?
“Aprire uno store tutto mio. Sono ormai pronto al salto definitivo. Vorrei che questa passione diventasse il mio lavoro principale. Mi sto prendendo belle soddisfazioni, il riscontro è estremamente positivo, la strada tracciata è quella giusta. Vietato mollare…”
Libero Marino
