Ha fatto della sua passione per l’archeologia classica uno stile di vita. Dopo gli studi liceali si è laureato a Napoli per poi trasferirsi a Roma, a Tor Vergata, dove ha svolto il dottorato di ricerca. Poi le esperienze nella sua amata Grecia, dove ha affinato e approfondito le sue straordinarie competenze. La carriera di Marco Germani, cassinate, classe 1978, è stata un crescendo di soddisfazioni. Ci ha creduto, non hai mai mollato, sostenuto, come mi racconta, dai suoi genitori.
Perchè quello dell’archeologo, in Italia, non è un mestiere semplice. Da qualche lustro Germani è direttore del Museo di Aquino “Khaled al Asaad” e del Parco archeologico di Fregellae. Venerdì 3 luglio il museo aquinate ha vissuto un’altra giornata storica con il ritorno di due manufatti pregevolissimi.
Dietro la brillante operazione, ancora una volta, c’è stata la sua sapiente regia. Ma le sorprese non finiscono qui. Il Museo di Aquino si appresta a cambiare radicalmente volto, come Germani mi spiega in questa nostra chiacchierata.
Il Museo aquinate si arricchisce di altri due reperti straordinari, un doppio colpo storico: come è maturata l’operazione?
“Abbiamo ricostituito un puzzle che negli anni aveva perso diversi pezzi. Nel recente passato abbiamo recuperato vari reperti riportandoli al nostro Museo al fine di avere un quadro storico-archeologico più completo. Aquino riabbraccia così due pezzi importanti. Il vaso dello Zodiaco presenta un eccezionale rilievo artistico, è quasi un unicum, mentre l’Ara è importantissima perchè attesta la presenza di culti orientali come quello di Iside Regina nel contesto urbano romano di Aquinum. E’ stata un’operazione straordinaria che si inserisce in un contesto molto ampio di valorizzazione e scambi reciproci con la Direzione Regionale Musei Nazionali – Lazio”.
Quanti reperti contiene attualmente il Museo di Aquino?
“Possiamo vantare un patrimonio molto importante. Cataloghiamo tutto, dal reperto più piccolo a quello più grande. Siamo arrivati a circa 2000 pezzi. Il Sarcofago delle Quadrighe, il grande monumento di Eppanio Filone che, nel 2016, riportammo ad Aquino dal Museo di Palazzo Massimo di Roma, l’elmo Negau del V secolo a.C. (perfettamente conservato), frammenti di arredo cosmatesco d’età medievale, il recupero della collezione Pelagalli – Spezia. Il nostro Museo cresce come testimonia il nostro ingresso nell’OMR e il più recente accreditamento al Sistema Museale Nazionale”.
Un suo bilancio da quando è direttore?
“Sono arrivato al museo di Aquino tra il 2013 e il 2014. Ho proseguito un lavoro già ben avviato dai miei predecessori. Tra i ricordi più belli spicca l’inaugurazione del 2015 alla presenza dell’allora presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e di altre autorità del territorio. Fu un momento importante. E poi le tante operazioni come quella di venerdì scorso. E’ bello raccogliere i frutti del tuo lavoro, la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta”.
Il suo rapporto con la città di Aquino?
“Negli anni ho costruito un bel legame con gli aquinati. Una città piccola ma dalle grandi potenzialità. La gente non mi ha fatto mancare mai stima e affetto. Ricordo con particolare piacere i primi anni del Palio della Contea, quando le contrade, animate da grande fervore, venivano al Museo, collaborando attivamente e suggerendo tante idee al sottoscritto. Poi Aquino è stata la città dove mia madre (Palmira Sinapi, ndr) ha insegnato per tanti anni alle scuole medie”.
Il lavoro l’ha portata a girare molto: la sua città del cuore?
“Ho lavorato più all’estero che in Italia. Ho un debole per la Grecia e le dico due posti meravigliosi: Atene, dove ho svolto un post dottorato alla scuola archeologica, e Tebe, in Beozia”.
Il periodo storico nel quale le sarebbe piaciuto vivere?
“Da amante dell’archeologia classica non posso non dirle l’epoca della Roma imperiale”.
I consigli che si sente di dare a un giovane che voglia intraprendere la sua stessa carriera?
“Crederci sempre. La nostra è una professione particolare, non riconosciuta nè a livello economico nè sociale. Vedo tanti giovani all’università alle prese con grosse difficoltà. Non è facile, mi rendo conto, io ho avuto la fortuna di essere stato sempre sostenuto e incoraggiato dai miei genitori”.
Progetti futuri?
“La nostra attività non si ferma qui. Stiamo lavorando per riportare ad Aquino altri reperti importanti. Il nostro Museo, a breve, cambierà radicalmente volto. La fruizione sarà mediata attraverso il digitale, e tutti i nostri pezzi saranno interessati da progetti di video mapping. Tutto diventerà molto più coinvolgente. Dalla settimana prossima inizieranno i lavori per l’ampliamento del nostro Museo. Perchè la memoria va custodita con cura e meticolosità. Per il bene di Aquino, per rispetto della storia e della cultura”.
Libero Marino
