Il sipario è calato, ma l’eco non si è spenta. Il giorno dopo, Aquino si è risvegliata ancora frastornata ed emozionata. Magia del Palio, festa che, dal 2014, incanta, rapisce e stupisce. Stessa piazza, stesse intense emozioni. Il Palio si conferma portatore sano di un’aquinità verace, il cui ruggito si è avvertito oltre i confini cittadini. Perchè il Palio non è solo degli aquinati, ma appartiene a tutto il nostro territorio, a quella Contea che – un tempo – nobilitò la città di San Tommaso e Giovenale. Il Palio, quest’anno, è arrivato ovunque, grazie alle telecamere di Teleuniverso, altro orgoglio cittadino, che ha trasmesso in diretta, sul proprio canale You Tube, le tre serate di festa. Presentate dalla sempre brava ed elegante Aurora Folcarelli, affiancata da Libero Marino.
Il Palio, venerdì pomeriggio, è stato inaugurato dalla carica prorompente e dai meravigliosi sorrisi dei bimbi aquinati, chiamati in futuro a salvaguardare un patrimonio così prezioso. Una serata bellissima, impreziosita dalle solite, straordinarie coreografie tra messaggi d’amore e di pace, coerentemente allo spirito del Palio. Un mare di colori ha invaso piazza San Tommaso, l’agorà per antonomasia, spazio storico che ha visto crescere decine di generazioni all’ombra dei suoi platani secolari. Sotto gli occhi curiosi delle tante autorità presenti, a testimonianza del livello raggiunto dall’evento, consacratosi tra i più importanti del Basso Lazio. E, poi, gli inni del Palio, canti d’amore e simboli di identità che si sono levati forti a ribadire senso di appartenenza, legame viscerale alle radici e quell’aquinità che, al di là della competizione, è il solido collante di tutte le otto contrade.
“Il Palio finisce, l’amicizia resta”, il messaggio più significativo inviato da Chiusagrande e recepito benissimo dagli altri rioni. Lo certificano, del resto, la correttezza e la lealtà sportiva con cui tutte le formazioni si sono battute nelle undici discipline del Palio. Il rispetto, alla fine, ha prevalso su tutto. Le strette di mano e gli abbracci tra gli atleti hanno sempre chiosato le rispettive prove. C’era curiosità, in particolare, intorno al tiro alla fune, ma l’esperimento della pedana di legno (gentile concessione degli amici del Gonfalone di Arpino) si è rivelato vincente, velocizzando tempi e spegnendo sul nascere le polemiche.
Condotta esemplare che ha onorato la memoria di Libero La Lingua, l’indimenticato “Mbuccione” che, proprio su quella pedana – negli anni Ottanta – indossò i colori dell’Arco portandoli spesso alla vittoria. La periferia al potere. Hanno vinto le contrade rurali, quelle più lontane dal centro cittadino. Valli aveva inaugurato il Palio affermandosi nella competizione dei bimbi: una vittoria dal sapore speciale dedicata a Giuliano e alla sua amata Daniela.
Nulla da fare, stavolta, per i ragazzini terribili della Piazza: un Palio incolore che fa il paio con quello dei più grandi, fanalino di coda della nona edizione. Dietro le Valli i bimbi di Chiusagrande, già vincitori nel 2024, protagonisti di un Palio superlativo. Un successo, quello dei rossoneri, arrivato esattamente dieci anni dopo la vittoria degli adulti. Che, quest’anno, ha visto la meritata affermazione dei leoni indomiti di San Marco, bravi a credere fino alla fine nella possibilità di scavalcare i rivali di Canapine, tornati sugli scudi dopo il lusinghiero terzo posto dello scorso anno.
Decisiva l’ultima prova, lo stroncone, in un finale di Palio al cardiopalma che ha premiato i ragazzi di Simone Di Nallo, reduci dall’ottimo secondo posto dell’ottava edizione. Un tris che consente così di avvicinare, nell’albo d’oro della manifestazione, i biancoblù a Crucela che, a sorpresa, non è salita sul podio. Sorridono anche Filetti, capaci di ottenere uno straordinario terzo posto: complimenti alla squadra di Francesco Caporicci, già protagonista, lo scorso 3 agosto, di una serata memorabile condita dall’esibizione canora dei “Jalisse”. Un plauso a tutte le altre contrade, con una menzione particolare a San Pietro Vetere, guidata dall’encomiabile Celeste Di Ruzza (unica capo-contrada donna) che, come sempre, è stata più forte delle tante difficoltà.
E, infine, loro, i ragazzi del Comitato presieduto da Pierluigi Vellone, capace di guidare ancora una volta una macchina perfetta. Fatta di uomini e donne al servizio della comunità che, ricambiati, amano. E’ stata anche la loro vittoria. In attesa del prossimo anno, il 2027, quando il Palio spegnerà la sua decima candelina.
