Close Menu
    Facebook
    Facebook
    AquinoCresce
    Login
    • Home
    • Categorie
      • Cultura
      • Società
      • Politica
      • Sport
    • Appunti, storie e memorie

      Storie di sport e giornalismo: intervista a Giorgio Porrà

      25 Luglio 2026

      Intervista a Luigi Filippo Morelli: “La passione per la moda, Gattinoni e la mia Aquino”

      13 Luglio 2026

      Storie di calcio e di campioni: intervista a Gianni Rivera

      13 Luglio 2026

      Storie di sport e giornalismo: intervista a Francesco Repice

      12 Luglio 2026

      Scatti d’Autore – Prospettive uniche per luoghi speciali

      7 Luglio 2026
    • Scatti d’Autore
    • Numeri utili
    • Contatti
    AquinoCresce
    Home»Sport»Intervista al paracadutista Della Corte: “Volo con la Lazio nel cuore, che bei ricordi ad Aquino”
    Sport

    Intervista al paracadutista Della Corte: “Volo con la Lazio nel cuore, che bei ricordi ad Aquino”

    5 Ottobre 20227 Mins Read
    Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp VKontakte Email
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email
    “In Italia, in Europa e nel Mondo”. Il vecchio coro della Curva Nord si adatta bene alle gesta di Lino Della Corte, presidente della S.S.Lazio Paracadutismo da ormai trent’anni. Un laziale vero, con la filigrana, che ha fatto della sua grande passione per il volo uno stile di vita. Della Corte è un prestigioso ambasciatore della Lazio, il cui nome, fiero e orgoglioso, porta in giro per il mondo collezionando, con il suo valoroso manipolo di atleti, allori e riconoscimenti. La sezione paracadutismo è il fiore all’occhiello della polisportiva più antica d’Europa come testimonia il ricco curriculum dei ragazzi sapientemente guidati da Lino che, a dispetto dei suoi 60 anni, sembra ancora un ragazzino nel fisico e nello spirito.
    Chi meglio di loro, del resto, incarna i valori autentici della lazialità? Coraggio, passione, spavalderia sono i marchi di fabbrica di una squadra indomita, che non finisce mai di stupire, regalando brividi ineffabili nel cielo biancoceleste. Ad attendere lui e i suoi straordinari colleghi sono ora gli imminenti Mondiali in Arizona, dopo il grande successo dello scorso anno in Russia (10 medaglie in tutto). Alla vigilia dei quali, Della Corte si concede volentieri ai nostri microfoni raccontando la sua singolare avventura di paracadutista con l’aquila nel cuore. Lino apre l’album dei ricordi e non può non indugiare anche sulla bella parentesi aquinate.

     

    Salve, e grazie per la disponibilità. Come nasce la sua passione per la Lazio?

    “Ero ragazzino, mio padre, grande campione di boxe, mi parlava spesso della Lazio di Maestrelli. Un giorno mi fece una sorpresa regalandomi il completo di Giorgio Chinaglia che io sfoggiai in occasione di una Pasquetta ai giardini dell’Eur. Ero ebbro di gioia, era l’inizio degli Anni 70, e da allora mi innamorai dei nostri bellissimi colori”.

    La prima volta allo stadio?

    “Il mio esordio all’Olimpico risale al novembre del 1973 in occasione di un Lazio – Inter, quando l’iniziale vantaggio di Chinaglia fu vanificato nel finale da una rete di Bedin. Ricordo benissimo quel pomeriggio uggioso, gli spalti di un Olimpico gremito, i primi striscioni dei gruppi Ultras come la Folgore, che mi colpì subito, e le Brigate San Giovanni con il mio grande amico Guido De Angelis. Mi emozionai ma mai quanto a quel famoso e decisivo Lazio – Foggia di qualche mese più tardi”.

    Ci racconti…

    “Ero in Sud, lato Monte Mario, e ricordo bene il rigore calciato da Giorgio quando, nella concitazione dell’esultanza, finii nel fossato della curva. Poi quel finale palpitante con tutta quella gente con le bandiere con l’asta di legno, l’invasione di campo alla ricerca di qualche prezioso cimelio come la maglia di allora di quel cotone pazzesco. Che brividi, io dodicenne ero già campione d’Italia. L’anno successivo avrei sottoscritto anche il mio primo abbonamento allo stadio.”

    E poi?

    “Ho seguito da tifoso le gesta della squadra biancoceleste fino alla domenica di Paparelli, un evento che ha segnato profondamente tanti di noi. Ero in Nord quel giorno, ricordo bene il compianto capitan Wilson sotto il nostro settore nel tentativo di calmare quella gente ancora incredula e inferocita. Quel derby infausto segnò il mio congedo momentaneo dagli spalti anche perchè, di lì a poco, sarei partito volontario per Pisa”.

    E dalla città toscana iniziò tutto…

    “Sì, a Pisa trascorsi un anno. Ero rimasto colpito a Roma, durante un concorso ippico a Piazza Di Siena, dal lancio dei paracadutisti della Folgore, uno spettacolo incredibile, e così decisi di arruolarmi. Quella della città della Torre fu una bella palestra di vita, seguita dall’esperienza presso il reparto operativo di Siena dove, vista la mia buona competenza in ambito termoidraulico, mi misero alle prese con una caldaia. Parlai con i miei superiori spiegando loro che avevo intenzioni ben più serie, non ancora ventenne già scalpitavo dal forte desiderio di sfidare i cieli, mi sentivo un guerriero, volevo volare”.

    Il suo primo lancio?

    “Nel 1981, a Tassignano, vicino a Pisa, ero il quattordicesimo di ventotto ragazzi. Fu una emozione bellissima, a dispetto dei miei 19 anni non vedevo l’ora di lanciarmi e per la prima volta provai l’ebbrezza del vuoto. Da lì non mi sono più fermato…”

    Che cos’è per lei il paracadutismo?

    “Uno stile di vita. Un’emozione che ogni volta si rinnova, nonostante i tanti anni trascorsi. Ogni lancio è come se fosse la prima volta, siamo una categoria a parte, io la chiamo “l’evoluzione della specie”, vengono prima i paracadutisti che gli esseri umani. Il nostro è uno sport anarchico, un mix di rischio e adrenalina. Lanciarsi da un’altezza di 4000 metri per raggiungere anche picchi di 500 km orari può sembrare folle, ma è una sensazione che non baratterei con nessun’altra cosa al mondo”.

    Oltre al paracadutismo, quali altre discipline l’appassionano?

    “Il calcio, che ho praticato fino alla Prima Categoria, la boxe, amore giovanile ereditato da papà, e i cavalli”.

    Come nasce la collaborazione con la Lazio?

    “Risale al 1993, anno del primo lancio sull’Olimpico. Cragnotti aveva appena rilevato la società che ci contattò grazie anche ai buoni uffici di Lionello Celon e l’allora responsabile del marketing, il mio caro amico Tommaso Cellini. In precedenza, prima di sposare la causa biancoceleste, fummo anche contattati dalla Roma ma, per ovvi motivi, declinammo l’invito. Con la Lazio ci siamo tolti grandi soddisfazioni, atterrare all’Olimpico, davanti alla tua gente, è indescrivibile, mi ritengo un privilegiato. Penso alla meravigliosa giornata del Centenario, alla festa scudetto, alle tre edizioni di “Di Padre in Figlio. Emozioni uniche”.

    Tra le vostre numerose esperienze spicca anche la Ciociaria con la parentesi di Aquino…

    “Una graziosa cittadina di cui conservo bei ricordi. Conosco da tempo il sindaco Mazzaroppi. Credevamo molto nel progetto dell’aeroporto di Aquino dove abbiamo organizzato, a partire dal 2004, diverse manifestazioni richiamando sempre tantissime persone. Spettacoli come il parashow e i campionati nazionali, con tanto di diretta RAI, suscitarono tanta curiosità e interesse. Peccato per quell’epilogo, l’aeroporto oggi è una cattedrale nel deserto, una risorsa dalle grandissime potenzialità. Chi dovesse palesarsi a rilevarlo, è tenuto a corrisponderci le ingenti somme versate. Il regolamento ENAC parla chiaro”.

    Il suo laziale di sempre?

    “Indubbiamente D’Amico. Vincenzo è stato genio e sregolatezza, il mio primo idolo calcistico. Un talento incredibile che avrebbe meritato sicuramente molto di più. Con lui ci siamo rivisti nel 2014, in occasione del primo “Di Padre in Figlio”: dopo il mio atterraggio sul prato verde ci siamo abbracciati scoppiando a piangere come due bambini”.

    E quello attuale?

    “Luis Alberto. Lo spagnolo è il valore aggiunto di questa Lazio. E’ un campione che va saputo gestire al meglio, i suoi straordinari colpi di genio possono portare la Lazio molto in alto”.

    Dove può arrivare, secondo lei, la Lazio di Sarri?

    “Molto lontano, sarò impopolare, ma credo che questa squadra abbia le carte in regola per dire la sua anche in chiave scudetto, già sfiorato durante l’era Inzaghi. Sono molto fiducioso, la gente è tornata a riempire lo stadio, e questo è un bel segnale. Peccato per quel brutto incidente di percorso in Danimarca, ma, da atleta, qualche calo di concentrazione è comprensibile. Il presidente, che sta facendo a mio avviso un lavoro egregio, ha rinforzato una rosa già competitiva. E’ arrivata gente come Romagnoli e Casale, e un ottimo portiere come Provedel, autentica rivelazione di questo primo scorcio di stagione. Forse manca un vice Immobile, è vero, ma confido in Sarri. Per me la Lazio farà molto bene”.

    Libero Marino

     

     

     

    featured
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp Email
    Previous Article“Aquino, storie e delizie”: un tuffo nel passato con la “Scartucciata”
    Next Article Premio Giovenale: la diciottesima edizione alla giornalista Lina Palmerini

    Related Posts

    Sport 16 Settembre 2026

    L’avvio sorprendente del Frosinone e quel primato in trasferta…

    16 Settembre 2026 Sport
    Sport 9 Settembre 2026

    Torna il tennis ad Aquino: una nuova opportunità di crescita e divertimento per i più giovani

    9 Settembre 2026 Sport
    Sport 30 Agosto 2026

    Il Frosinone fa il guastafeste: a Firenze, cala il tris e centra i primi tre punti stagionali

    30 Agosto 2026 Sport
    Sport 22 Agosto 2026

    Frosinone – Juventus: la sfida dello Stirpe tra curiosità, precedenti e Peppino Meazza…

    22 Agosto 2026 Sport

    Comments are closed.

    Articoli recenti
    • A Massimo Bernardini il Premio Giovenale 2026
    • Viaggio nei “Promessi sposi” – Renzo e il latinorum
    • A tu per tu con Paolo Secondini : il professore aquinate si racconta tra letteratura, pittura e musica
    • Serie A, sesto turno: Il Frosinone di scena al “Maradona”, i numeri e le curiosità della sfida contro il Napoli
    • Anagni presenta il secondo raduno dei fan di Dylan Dog: il 10 ottobre in sala della ragione.
    Categorie
    • Cultura
    • Pillole di Costituzione
    • Politica
    • Società
    • Sport
    • Storie
    Archivi
    Chi Siamo

    AquinoCresce è uno spazio aperto, nato per raccontare il territorio, valorizzare le persone e dare voce a chi vive la nostra comunità ogni giorno.
    Raccogliamo notizie, storie, eventi, opinioni e contributi che riguardano Aquino e il suo circondario, con l’obiettivo di informare, coinvolgere e far crescere un dialogo costruttivo.

    ultime news

    A Massimo Bernardini il Premio Giovenale 2026

    13 Ottobre 2026

    Viaggio nei “Promessi sposi” – Renzo e il latinorum

    13 Ottobre 2026

    A tu per tu con Paolo Secondini : il professore aquinate si racconta tra letteratura, pittura e musica

    11 Ottobre 2026
    main sponsor
    Demo
    Facebook
    Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
    Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Login to your account below.

    Lost password?
    Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il nostro sito, l’utente accetta che tali cookie possono essere installati sul proprio dispositivo.