Nella serata in cui la Fiorentina celebra i 100 anni di storia, il Frosinone rovina la festa ai Viola con una prestazione maiuscola, mettendo in mostra tutta la propria qualità e una considerevole dose di coraggio, marchio di fabbrica della squadra di Massimiliano Alvini. Se il tecnico giallazzurro può contare su una squadra dai meccanismi ben oliati, il motivo è da ricercare nelle scelte di formazione: 9 giocatori su 11 che hanno cominciato la partita del “Franchi” dal primo minuto, erano presenti anche nella rosa che, la scorsa stagione, aveva agguantato la promozione. I volti nuovi sono solo Romano Schmid e Patrizio Masini.
Nel cast scelto da Alvini, gli attori protagonisti sono stati soprattutto due: Giorgi Kvernadze, l’ala georgiana che ha fatto girare la testa ai suoi dirimpettai sul centrosinistra, e Antonio Raimondo che, con un gol per tempo, ha mandato un chiaro messaggio a Daniel Birligea e Tomas Bobcek, i due nuovi attaccanti ingaggiati dalla società canarina. La rinnovata Fiorentina dell’ex Fabio Grosso costituiva un test di livello per l’affidabilità della retroguardia ciociara, ma Monterisi – in marcatura a uomo su Pellegrino – e Calvani – il “disturbatore seriale” in area di rigore – hanno superato la prova a pieni voti.
Dove non sono arrivati loro, però, ci è voluta una mano dalla Dea bendata: per due volte, nel primo tempo, la Fiorentina ha colpito il palo alla destra di Palmisani, decisivo nella seconda occasione con un gran riflesso. Tra le note liete in casa Frosinone, c’è da registrare un alto tasso di pericolosità sulle palle inattive. Dal piede di Giacomo Calò, infatti, vengono sempre fuori delle soluzioni velenose, come nell’occasione dello 0-2: corner battuto dal numero 14 nel cuore dell’area e zuccata vincente di Gabriele Bracaglia, che, a dirla tutta, non è proprio il più alto della compagnia.
Nella ripresa, quando il rischio era quello di adagiarsi sul doppio vantaggio, il Frosinone si è ancora distinto per concentrazione e applicazione, riuscendo a limitare i pericoli e ad aumentare il bottino, sfruttando le praterie lasciate da una difesa Viola che sembra ancora intrappolata in qualche girone infernale dantesco.
Mattia Agresti (foto Ansa)
